Ancona – “La nuova banchina per le grandi crociere non va bene”

Lo dice il PCI dorico che interviene sul progetto di banchinamento del fronte esterno del Molo Clementino al porto di Ancona

Ancona, 11 maggio 2019 – Il PCI anconetano esprime forte  preoccupazione per il progetto dell’Autorità Portuale di realizzare sul fronte esterno del Molo Clementino una nuova banchina per l’attracco di grandi crociere turistiche, impattando pesantemente sul Porto Storico, a cui l’Amministrazione e la maggioranza del Consiglio comunale hanno dato parere favorevole, frettolosamente e senza una seria discussione con la città. In sei punti le ragioni della sua preoccupazione:

Ancona – Le mura dietro le quali andrebbe la banchina
  1. Non pare credibile che un effettivo sviluppo turistico di Ancona possa sostanziarsi nell’incremento di transiti e soste mordi e fuggi in città di turisti crocieristi, aumentando gli imbarchi e sbarchi, che attualmente ammontano a 70mila circa annui, di altri 300 mila attesi nel progetto crocieristico; considerato anche che nelle crociere i servizi essenziali – bar pasti pernotti ecc. – sono assicurati in nave dai pacchetti forniti col biglietto dalle compagnie di Navigazione.
  2. Si prevede per accedere all’imbarco e sbarco una strada all’interno del cantiere navale, a dieci metri dalle mura, sottraendo spazio all’attuale area cantieristica, compressa a nord dalla nuova banchina e suoi annessi e connessi. Ciò rischia di compromettere le possibilità di sviluppo di un’attività produttiva tradizionale e fondamentale per l’economia marchigiana come il cantiere navale.
  3. Ci si propone di realizzare alle spalle di monumenti architettonici di inestimabile pregio un enorme parcheggio multipiano, che dovrebbe con altri parcheggi a terra trattenere per una settimana le auto dei crocieristi in imbarco e sbarco in Ancona, calcolati nel 75% del totale, cioè circa 3mila per ogni imbarco. Il Porto Storico cessa così praticamente di essere meta di visite turistiche, per diventare zona di traffico e di sosta. Tanto più che per garantire la tempestività del servizio di soccorso in caso di incidenti il Comando dei Vigili del Fuoco di Ancona ritiene necessaria ”una corsia carrabile riservata ai mezzi di soccorso per l’intero tratto dal varco di Piazza della Repubblica alla estremità del molo Nord”.
  4. Perdurano, su tutta la situazione viaria portuale le conseguenze dell’annosa mancata soluzione dell’uscita e del collegamento con la rete autostradale, dopo le dissennate scelte delle Amministrazioni comunali. E non ci sono investimenti per l’uso della ferrovia, anzi, si è dismessa la stazione marittima.
  5. Da considerare che 130 approdi di navi di grandi dimensioni, quali quelli preannunciati, significano un aumento esponenziale dell’inquinamento, a danno dei lavoratori del porto e degli abitanti della città. Le vigenti norme europee sui combustibili ad uso marittimo prevedono che dal 2020 le emissioni di zolfo non superino lo 0,5% al fine di ridurre gli ossidi di zolfo in atmosfera,  ma i calcoli sull’attuale qualità dell’aria si basano sui rilevamenti… alla Cittadella, perché l’agenzia regionale Arpam deputata a tutelare la salute, ha pensato bene di collocare in Ancona una sola stazione di rilevamento e di metterla… al parco della Cittadella!
  6. Gli alti costi previsti di 22,2 milioni di euro, per altro sottostimati, dovrebbero essere garantiti da fondi pubblici, con prospettive di rientro piuttosto aleatorie, affidate ai canoni di concessione cinquantennali di una compagnia privata di navigazione e del gestore del Terminal affidatario. Alla parte pubblica resterebbe anche l’onere della manutenzione ordinaria e straordinaria.
Ancona – Gli operai hanno lottato a lungo per difendere i loro posti di lavoro al porto

«Noi sosteniamo – conclude la sua disamina il PCI dorico – che se l’opera la si vuol fare, va fatta in altro sito e modo, lontano dal Porto Storico, che va invece effettivamente collegato, anche ai fini della valorizzazione turistica, con la città. Vanno garantiti gli spazi di presenza e di sviluppo della cantieristica. I parcheggi auto per l’imbarco vanno realizzati fuori dell’area portuale, collegandoli all’imbarco e al centro città con la metropolitana di superficie. Forse, così, c’è qualche speranza  in più che il turista di passaggio si fermi per visitare Ancona, non certo se è incentivato a raggiungere l’imbarco con la propria auto, per risalirci al momento dello sbarco».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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