Alle Marche 76,8 milioni di euro per la Mobilità Sostenibile

Stanziati dal Ministero dei Trasporti per rinnovare il parco autobus locale con mezzi pubblici sempre più moderni e meno inquinanti

Ancona, 13 gennaio 2020 – Il Ministero dei Trasporti ha stanziato alle Regioni 2,2 miliardi di euro per rilanciare la mobilità sostenibile. Fondi finalizzati all’acquisto di nuovi bus ecologici per il trasporto pubblico locale, sulla base delle disposizioni del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile.

Alle Marche spettano 76,8 milioni di euro. Ne danno notizia i parlamentari marchigiani del Movimento 5 stelle Paolo Giuliodori, Patrizia Terzoni, Roberto Rossini, Rossella Accoto, Martina Parisse e Mirella Emiliozzi.

«L’obiettivo dello stanziamento – spiegano i parlamentari 5 stelle – è rinnovare il parco autobus locale, con mezzi pubblici sempre più moderni e meno inquinanti. In tante città italiane purtroppo la qualità dell’aria è un serio problema. Siamo in piena emergenza smog, serve una vera e propria rivoluzione nella mobilità urbana».

I parlamentari marchigiani del M5S

Una somma ingente di risorse, un segnale importante dello slancio ecologista, della politica “green” che il nuovo governo sta portando avanti con decisione.

«L’attenzione all’ambiente – commentano i parlamentari – è il nostro faro e il faro di questo governo. In questo contesto si inserisce il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile, un piano molto ambizioso, da oltre 3,7 miliardi di euro, che dà impulso all’economia verde, rilancia un settore strategico della nostra filiera industriale e permetterà al Paese di sfruttare l’innovazione tecnologica per aiutare l’ambiente e migliorare la qualità della vita dei cittadini».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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