Camerano: 4° Motor day Riviera del Conero per strabiliare i vostri figli!

Vista dall'alto del circuito delle off road
Vista dall’alto del circuito delle off road

Camerano. Se oggi, domenica, non sapete che fare, consigliamo una capatina a Camerano in via XXV aprile (zona industriale nei pressi del cavalcavia che collega Cargo Pier e Grotte Center). E andateci accompagnati dai vostri figli: si divertiranno un mondo!

Lì, troverete in piena attività il 4° Motor day Riviera del Conero tutto dedicato agli appassionati di motori: Le due ruote con gare di enduro; le auto, con esibizioni delle 4 x 4 off road; le macchinine radio comandate che si esibiscono su di una pista da sogno che tutti vorrebbero avere (buggy, crawler e scaler).

Una off road in piena azione
Una off road in piena azione

Ma non solo. Sarà possibile vedere in esposizione carri armati, quad, moto da enduro, motocross e mini cross. Per finire, probabilmente, con la possibilità di effettuare un giro in mongolfiera o in elicottero. Tutto a ingresso libero.

A fare da corollario a tutto ciò, gonfiabili per i bambini, bancarelle d’artigianato locale per le signore, la cucina viaggiante di Qualità è Amore, la birra del piccolo birrificio San Germano 18.

Organizza  il club GPoint Off Road, Conero Buggy con il patrocinio del Comune di Camerano. Che, tradotto, significa un gruppo di amici cameranesi grandi appassionati dell’off road: Loris Marchetti, Matteo Caprano, Massimiliano Buontempi, David Piangerelli, Lorenzo Carletti, Mauro Borini, Moreno Benedettelli, Mattia Traversa.

Buon divertimento!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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