Tari, “La tassa rifiuti 2020 sarà pari a quella del 2019”

Ginnetti: «L’Amministrazione avrebbe potuto fare molto di più per andare incontro alle famiglie osimane». Il Consigliere di Progetto Osimo Futura ha votato contro l’approvazione di tariffe e riduzioni per le utenze domestiche e non domestiche

Osimo, 1 ottobre 2020 – «La tassa sui rifiuti 2020 sarà pari a quella del 2019, l’Amministrazione comunale avrebbe potuto fare molto di più per andare incontro alle famiglie osimane». Il consigliere comunale di Progetto Osimo Futura Achille Ginnetti (sua la dichiarazione in apertura, ndr), ha votato contro l’approvazione di tariffe e riduzioni per le utenze domestiche e non domestiche della Tari 2020.

Achille Ginnetti di Progetto Osimo Futura

«Già nei mesi scorsi avevo espresso il mio forte dissenso per la decisione di rateizzare il 75% della tassa sui rifiuti in due tranche piuttosto che in tre – spiega Ginnetti – Spostata a causa Covid la prima rata del 25% prevista ad aprile, al 31 luglio è stato fatto pagare a famiglie e commercianti il 50% dell’intero importo annuo facendo passare questa operazione come una grande agevolazione».

Per il consigliere di Progetto Osimo Futura l’impegno dell’Amministrazione per la riduzione della Tari 2020 poteva e doveva essere molto di più: «Invece, è prevista una riduzione del 40% sulla parte variabile solo a chi ha un Isee fino a 8.265 euro. Stiamo parlando di una cifra esigua che va da 24 a 70 euro. Viene concessa poi una riduzione del 40% sulla parte variabile delle utenze domestiche a chi ha un Isee non superiore a 20 mila euro ma con almeno 4 figli a carico. Credo che le famiglie osimane – conclude Ginnetti – vista la situazione in cui si sono trovate e in cui continuano a trovarsi, avrebbero meritato un’attenzione maggiore».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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