Osimo – Nessun rimborso della Tari

Astea: “la quota variabile fatta pagare nel modo giusto come previsto dal Mef”

Osimo –  Nessun caso Tari a Osimo. Il recente parere del Ministero dell’Economia e Finanze, che ha stabilito definitivamente le regole per il calcolo della tariffa rifiuti affermando che la quota variabile si calcola una sola volta e solo sulla superficie dell’abitazione e non sulle pertinenze, non espone il Comune di Osimo al rischio di rimborsi ai contribuenti.

Questo è quanto viene confermato dagli uffici Astea che per il Comune di Osimo svolge il servizio di igiene urbana: «Ai fini della Tari – comunicano da Via Guazzatore – le pertinenze sono state trattate in modo conforme alla legge».

Per tutti i contribuenti che hanno dichiarato, tra le pertinenze dell’abitazione principale, ad esempio il proprio garage, come previsto dalla legge non è stata applicata la quota variabile (dipendente dal numero dei componenti), in quanto già pagata per l’abitazione principale, ma soltanto la quota fissa dipendente dalla superficie calpestabile.

La sede Astea in via Guazzatore.

Astea, inoltre, ricorda che il regolamento Tari prevede che questo trattamento, previa dichiarazione da parte del contribuente, si applica anche ai garage che si trovano ad una distanza inferiore a 200 metri in linea d’aria dall’abitazione principale.

E fa un esempio per chiarire: «nel 2017 un contribuente che ha dichiarato il garage di 25 metri quadri quale pertinenza dell’abitazione principale di 100 mq., con numero di componenti pari a 3, ha pagato una quota fissa pari a 113,34 euro (0,90674 x 125 mq.) e una sola quota variabile di 147,44 euro».
 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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CAOS DEL GIORNALISMO – CASTE DELL’INFORMAZIONE

12 novembre 2018 – Editori di giornali, giornalismo e giornalisti nell’occhio del ciclone in Italia. Una categoria, quella dell’informazione nostrana, che un po’ rispecchia l’andazzo della Nazione e dove da tempo occorrerebbe mettere mano. Con il Governo attuale pronto a farlo come i 5stelle e Di Maio hanno preannunciato.

Caos è il primo termine che mi esce dalla penna, con tutto il rispetto verso i vari attori della commedia. Dove, a proposito di teatro, i vari registi mettono in scena la stessa rappresentazione ma interpretandola ognuno a modo proprio. Una scenografia da teatro dell’assurdo disegnata su più livelli dove, a farla da padrone, ci sono in primis gli editori e in secundis i profitti. Con quel diavolo di Godot (l’informazione seria e professionale), che tutti aspettano ma che non arriva mai.

Traduciamo. Gli editori, che hanno la cassa in mano, pagano otto euro a pezzo (spese comprese) alla stragrande maggioranza dei giornalisti. Facciamo due conti. Per arrivare a guadagnare uno stipendio di 1.200 euro, il poveretto dovrà scrivere 150 pezzi in un mese. Sono cinque articoli al giorno per 30 giorni. E questo significa che o fai tanti copia-incolla o non ce la fai.

Contributi statali alla carta stampata? Ammontano ad oltre 52milioni di euro l’anno (dati 2017). Avvenire, 5,9 mln; Italia Oggi 4,8; Libero 3,7; Il Manifesto 3 mln; Quotidiano del Sud 2,8, per citare i primi 5. Con i periodici della Chiesa che la fanno da padrone e con finte cooperative create ad hoc per poterli incassare. Forse caos non è il termine adatto.

Giornalisti schierati? Certo, tutti quelli che scrivono per testate schierate o di proprietà di partiti politici. Se non sei d’accordo, o cambi giornale o cambi mestiere. Tanti si allineano.

L’Odg, l’ordine nazionale dei giornalisti, tutto questo lo sa benissimo ma si limita a pretendere 120 euro l’anno come quota associativa da parte degli iscritti. Da tutti, compresi quelli, la maggioranza, che a 1.200 euro al mese non arriveranno mai. E lo sa benissimo anche la Fsni, il sindacato unitario dei giornalisti che a loro nome firma i contratti nazionali di categoria. Lo sa la Fieg, federazione editori giornali, e l’Usigrai, sindacato giornalisti Rai… Tutti lo sanno e nessuno che intervenga.

Esistono editori seri che editano giornali seri dove scrivono tanti giornalisti in gamba, che con difficoltà immani si muovono in questo marasma da riordinare e bonificare. E mi sa che dopo questo pezzo, anch’io dovrò cambiare mestiere…

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