Volley. La Nef, ko contro Perugia

La squadra osimana in campo senza guida tecnica

B maschile

Osimo – Perugia 1-3
25-21, 23-25, 19-25, 18-25

Osimo. Terremoto in casa La Nef. Due giorni turbolenti per il volley cittadino. Con le dimissioni nell’immediata vigilia del match contro Perugia dello staff tecnico. Coach Baleani e il vice Magrini hanno lasciato l’incarico. E poi ecco la sconfitta sul campo contro Perugia in quattro set.

Osimo si piega a Perugia
Osimo si piega a Perugia

La seconda consecutiva per Osimo dopo quella rimediata a Offagna, nel derbyssimo. Eppure contro gli umbri la formazione osimana è scattata bene, aggiudicandosi il primo parziale. Avvio veemente di Romani e compagni e set vinto con autorità.

Nel secondo si lotta punto a punto, ma in volata sono gli ospiti a pareggiare il conto. Sull’onda del successo la squadra di De Paolis allunga anche nel terzo parziale. Osimo è viva. Riparte di slancio nel quarto parziale. Lotta, sogna di portare gli umbri al tiebreak, ma il sogno è spezzato dal turno in battuta dello schiacciatore ospite Nulli Pero che crea un break che decide il match.

Match archiviato amaramente. Adesso testa a ‘’fare’’ l’allenatore. ‘’In settimana definiremo la nuova guida tecnica. Il turno di riposo nel prossimo weekend sarà certamente utile’’ fanno sapere dalla dirigenza osimana.

LA NEF LIBERTAS OSIMO: Ballarini 4, Pesaresi 11, Alessandrini ne, Antonini L2, Romani 19, Gagliardi 2, Molari 7, Pace (L1), Guazzaroni 2, Boncompagni 10, Palmieri 0, Caporaletti 0, Durazzi 8.

LEDLINK PERUGIA: Fuganti Pedoni 9, Amore 2, Nulli Pero 13, Bregliozzi 2, Merli ne, Servettini 6, Staccini ne, Piersanti 3, Padella 7, Cricco 2, Tini 11, Boriosi (L) All. De Paolis

Arbitro: Santin e Santoniccolo


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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