Tennis. Al Circolo Junior Memorial Gino Buglioni con quarantuno iscritti

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Osimo. Quarantuno iscritti nel torneo di quarta categoria, ventisei in quello di terza e undici nella competizione femminile. Sono i numeri della 28^ edizione del memorial Gino Buglioni, torneo di tennis open allestito come sempre con precisione e puntualità dal Circolo Junior Tennis Osimo.

Una settimana di competizioni – per ricordare Gino Buglioni mecenate, precursore e fondatore del tennis osimano che dedicò tutta la vita alla divulgazione della sua più grande passione: il tennis – presso i campi in terra rossa del circolo di via Vescovara. Nel torneo più importante, quello di Terza Categoria, a prevalere è stato Gabriele Olivieri del Cupra Marittima (3.2) . Olivieri ha battuto nella finalissima Carlo Emanuele Marsili (Prati 7 Pescara), per 6-1, 6-0.

i tennisti nel momento della premiazione
i tennisti nel momento della premiazione

Nei due tornei di quarta categoria hanno avuto la meglio Federico Stortoni (4.3, Civitanova), su Leonardo Mancinelli (4.3, Castelfidardo), per 7-5, 6-3; e Stefano Duranti (4.1), su Mirko Pesaresi (6-1, 7-5), questi ultimi entrambi tesserati per il Circolo Tennis Osimo.

Nel torneo femminile ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro Eleonora Giri (3.2, Tortoreto), che si è aggiudicata una combattuta finale solo al terzo set contro Eleonora Cenci (3.4, Guzzini Recanati): punteggio 1-6, 6-4, 6-0.

Chiuso il torneo ora è tempo per il circolo osimano di iniziare a pensare alla scuola tennis che quest’anno può vantare diverse novità. Nuovo lo staff che sarà composto dal maestro Larry Luchetti, l’istruttrice Silvia Bravi e il collaboratore Gianluca Palanca.

Dal 12 al 23 settembre sarà possibile sostenere lezioni gratuite per avvicinarsi al mondo del tennis. L’inizio dei corsi è previsto per il 3 ottobre.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

A quattrocento cameranesi chiedo: perché?

Ci sono storie e comportamenti difficili da spiegare al di là di tutto


Camerano, 23 settembre 2020 – Il cielo oggi, è di un grigio perla quasi uniforme con qualche squarcio di sbuffi biancastri. E piove, un po’ di traverso. Una giornata cameranese di primo autunno che mette tristezza. Forse, quella stessa tristezza mista a un leggero scoramento che deve provare Lorenzo Rabini (foto) in queste ore. Perché non puoi sentirti diversamente quando ti senti tradito o non considerato dai tuoi stessi compaesani.

Per farla breve: Rabini, con alle spalle una lunga militanza politica nel centrodestra consumata nei decenni dai banchi dell’opposizione in Consiglio comunale, in quello provinciale e con incarichi di responsabile di Fratelli d’Italia per la provincia di Ancona, quest’anno si è candidato per un posto da consigliere in Regione Marche. Per la seconda volta nell’arco della sua carriera. La prima volta (2000) gli andò male, oggi pure. In entrambi i tentativi non è riuscito a farsi eleggere.

Ora, ci sta che un politico di professione abbia alti e bassi, che il vento del consenso non spiri sempre dalla sua parte, anche perché l’elettorato è talmente umorale e legato a questioni interdipendenti dal suo operato che spesso lo premia o lo castiga “ad cazzum” come dicevano i latini.

Dunque, perdere ci sta. Ma a volte il come perdi è più devastante della sconfitta in sé. Rabini, unico candidato cameranese alla Regione, sul voto massiccio dei suoi compaesani contava parecchio. Per loro, e per Camerano, dagli scranni del Consiglio regionale avrebbe potuto fare parecchio. E Dio solo sa quanto Camerano abbia bisogno di una mano per tornare ad essere un po’ più viva.

Il mio precedente editoriale, su questo stesso tema, era stato piuttosto esplicito. Evidentemente, è stato un editoriale muto. Rabini ha perso. Nella provincia ha raccolto un totale di 890 voti. A Camerano, quello che doveva essere il suo bacino di voti più importante, ha raccolto 390 preferenze: una miseria rispetto alle migliaia di cameranesi che hanno votato. Ma l’assurdo, per lui, è un altro.

Qui a Camerano il suo partito, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, è risultato il primo partito con 790 voti. Significa che 790 cameranesi hanno messo la X sul simbolo di Fratelli d’Italia, ma solo 390 di questi hanno aggiunto di fianco al simbolo il nome Rabini. Quattrocento cameranesi non l’hanno fatto: perché? Perché Rabini gli sta antipatico? Perché Rabini gli ha fatto qualche sgarbo? Perché Rabini tifa Juventus? A quei quattrocento chiedo: perché?

E sia ben chiaro. Chi scrive non vota Fratelli d’Italia; non va a cena con Rabini (non ci sono mai andato e in fondo un po’ mi dispiace), l’unica cosa che mi lega a Lorenzo, oltre ad una profonda stima verso la persona e il suo sapere di politica (si chiama esperienza), è il tifo per la stessa squadra di calcio. Avrei fatto lo stesso ragionamento anche se al suo posto ci fosse stata il sindaco! Nonostante ciò, lunedì l’ho votato, per lui e per Camerano.

Il problema qui non è Rabini. Il problema sono quei quattrocento cameranesi. Vogliamo mettere che una trentina pensavano che votando il simbolo votavano anche lui? Mettiamolo! E gli altri 370? Forse le loro preferenze, se espresse, non avrebbero portato comunque Rabini in Regione, ma almeno avrebbero dimostrato che c’era un’unità d’intenti, una volontà precisa, la dimostrazione che una fetta di cameranesi, pur se piccola, qualcosa per il paese è disposta a farla oltre ad una semplice croce. Al di là del colore degli schieramenti. Al di là della stupidità!

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