Si chiude qui il campionato de La Nef Osimo

Il dg Matassoli: “Diciamo che è stata fatta un po' di confusione da parte della Fipav”

Osimo, 31 marzo 2021 – Novità per quanto riguarda il campionato di serie B di pallavolo. Infatti, lunedì 29 marzo la Fipav ha reso noto che tutte le gare della regular season rinviate, e quindi non ancora disputate a causa dell’emergenza Covid-19, dovranno essere recuperate entro domenica 2 maggio. Decorso tale termine, le gare non disputate non verranno omologate e tenute in considerazione nella stesura delle classifiche finali di ciascun minigirone.

Conquisteranno il diritto a disputare i play off promozione le prime quattro classificate di ciascun raggruppamento. Pertanto scompare la seconda fase che si sarebbe dovuta svolgere ad aprile: in virtù di tale decisione il campionato de La Nef Osimo si è concluso sabato scorso con il derby contro la Nova Volley Loreto.

Osimo – Valter Matassoli

«Diciamo che è stata fatta un po’ di confusione da parte della Fipav – commenta Valter Matassoli, dg dello storico sodalizio osimano – Si tratta della seconda decisione presa in itinere, dopo la decisione a campionati in corso di bloccare le retrocessioni, e siamo amareggiati da questo tipo di atteggiamento che non tiene conto degli sforzi fatti da parte di tutte le società. Accettiamo il verdetto del campo, però cambiare i regolamenti in corso d’opera non mi sembra molto corretto nei confronti delle società che hanno sostenuto sforzi economici importanti in una stagione così difficile. Abbiamo preso degli impegni con i giocatori e quindi questo mese continueranno con gli allenamenti, anche se non sarà facile trovargli le giuste motivazioni».

Visto questo epilogo, probabilmente sarebbe stato più sensato il progetto della stagione 2019-21, perorato dal dg Matassoli, e non solo.

«Lo sostenevo da tempo che era la soluzione più logica, poi vedendo queste decisioni prese dalla Fipav ne sono ancora più convinto – conclude Matassoli – Si trattava di usare il buon senso e di studiare la formula più idonea. Il tempo non mancava per trovare la soluzione più congeniale ma si è preferito agire diversamente con questi balzelli continui deleteri per tutto il movimento».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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