Osimo Stazione e Campocavallo, una domenica di grande ciclismo

Quasi 200 atlete nella Giornata della Bici Rosa. A Campocavallo dominio dei ragazzi di casa

Osimo. Una domenica con il ciclismo a 360° nella città senza testa. Le ragazze di scena a Osimo Stazione, i maschi a Campocavallo.
OSIMO STAZIONEQuasi duecento atlete protagoniste nel 26° Trofeo Anspi-21^ Giornata della Bici Rosa allestito dal Gruppo Ciclistico Osimo Stazione del presidente Severino Antonella. Ordini di arrivo importanti. Come quello delle Junior dove a trionfare al mattino è Martina Fidanza (Eurotarget-Still Bike), figlia e sorella d’arte che ha preceduto Silvia Zanardi (Vecchia Fontana) e Barbara Malcotti (Valcar Pbm).

Foto d’archivio. Cicliste all’arrivo di Osimo Stazione

Campionessa regionale junior è Elisa Ronchetti del Porto Sant’Elpidio, ottava. Nel pomeriggio spazio alle Esordienti. A sfrecciare per prima sul traguardo Carlotta Cipressi (Forlivese) del secondo anno su Sabrina Ventisette (Campi Bisenzio) ed Eleonora Ciabocco (Team Di Federico), con Ciabocco campionessa marchigiana del primo anno Esordienti.

La giornata di gare nella frazione osimana è chiusa dalle  Allieve con lo sprint vincente di Giorgia Mosconi (Re Artù Factory) davanti a Gaia Bevilacqua (San Miniato) e Asja Piccinini (Npm Chianciano).

Il gruppo di Osimo Stazione

Nuova campionessa regionale allieve è Giorgia Simoni (Porto Sant’Elpidio), settima. Prima delle gare, ricordati con un minuto di raccoglimento Michele Scarponi e Gigi Narder grande dirigente del ciclismo di Conegliano.

CAMPOCAVALLO

Giornata trionfale per il Team Ciclistico Campocavallo che ha fatto man bassa nel 18° Gran Premio Adalberto Gabrielloni, organizzato dal Club Ciclistico Campocavallo. La squadra di casa ha piazzato cinque atleti nei primi otto.

Il sindaco Pugnaloni con i primi tre dell’ordine di arrivo del Gp Gabrielloni

Oro a Gabriele Brega, nuovo campione provinciale della categoria Juniores, alla terza vittoria stagionale, la quinta di squadra. Brega ha preceduto sul traguardo di Campocavallo Giacomo Cassarà  (Secom Forno Pioppi), suo compagno di fuga, tentativo scattato a un giro e mezzo dalla fine. Terzo, come l’anno passato Francesco Pirro.

A completare la domenica trionfare per il Team Ciclistico Campocavallo Francesco Giordano, quarto, Lorenzo Mattia, sesto, e  Sauro Milantoni, ottavo.  «Sono particolarmente felice di questa quinta vittoria stagionale centrata dal Team Ciclistico – le parole del sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni presente alla premiazione – In tutti questi anni questa prestigiosa società ha portato il nome di Campocavallo in giro per l’Italia e continua ancora oggi a regalarci belle pagine di sport».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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