La Nef Osimo piega il Romagna Banca Bellaria per 3-0

Pronto riscatto dei senzatesta dopo la sconfitta contro Paoloni Macerata

LA NEF OSIMO – ROMAGNA 3-0 (25-18; 25-15; 25-17)

Pallavolo maschile serie B girone G quarta giornata

Osimo, 7 novembre 2021 – Netta vittoria per LA NEF Osimo che ieri si è imposta per 3-0 contro la Romagna Banca Bellaria. La squadra osimana riparte dopo la prima battuta d’arresto esterna contro la Paoloni Macerata.

I ragazzi di coach Roberto Masciarelli erano attesi dal proprio pubblico nel secondo match in casa contro l’attuale fanalino di coda. Partita da non sottovalutare per gli osimani, con i romagnoli determinati a smuovere quella che è una classifica per loro deficitaria.

Prima fase equilibrata: se da una parte si fanno notare Valla e Stella, non sono da meno Frascio e Mussari. Caciorgna si mette in luce a fine set con due ace e LA NEF si porta avanti col punteggio di 25-18.

Secondo set a tinte osimane con Silvestroni forte a muro, Stella con un paio di ace, Caciorgna e Valla con delle ottime schiacciate: i biancoblù fanno loro anche il secondo set col punteggio di 25-15.

Terzo ed ultimo set con i padroni di casa che piazzano subito un break (5-0) grazie agli ace di Caciorgna. Per i romagnoli si fanno notare ancora Mussari e Ciandrini, ma i “senza testa” sono determinatissimi con Stella in stato di grazia, sia a muro sia in fase d’attacco: finale di match con LA NEF che mette in campo i giovanissimi Sparaci e Di Nisio, con la vittoria netta anche della terza frazione per 25 a 17.

«Sono molto soddisfatto per la vittoria dei miei compagni – esordisce Riccardo Valla, uno dei protagonisti della prestazione osimana – Dopo l’ultima sconfitta contro la Paoloni Macerata siamo stati bravi a riprenderci subito una vittoria davanti ai nostri tifosi, con l’ingresso nel finale di alcuni nostri giovani interessanti».

Il Tabellino

LA NEF OSIMO: Stella 12, Cremascioli 4, Di Nisio 1, Polidori, Silvestroni 5, Sparaci, Caciorgna 6, Vignaroli 4, Di Martino, Silvestrelli 1, Valla 10, Schiaroli, Genovesi All. Masciarelli

ROMAGNA BANCA BELLARIA: Ciandrini 6, Bandieri 1, Sampaoli 3, Franceschini, Cucchi, Morelli, Evangelisti 2, Virgili, Pedrotti 2, Frascio 4, Sormani, Tosi Brandi 4, Mussari 2 All. Fortunati

Arbitri: Santinelli Cristina e Petterini Giulia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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