La Nef Osimo impegnata in casa del Volley Potentino

Sabato 20 marzo ore 18 al PalaPrincipi di Potenza Picena. Marco Silvestroni: “Questa è una stagione anomala”

Osimo, 19 marzo 2021 – Fine settimana in casa del Potenza Picena per La Nef Osimo. Dopo le ultime due sconfitte casalinghe, la squadra di coach Roberto Masciarelli cerca il riscatto in una trasferta comunque insidiosa contro l’ottima compagine del Volley Potentino, già incontrata all’andata quando gli osimani dovettero incassare una secca sconfitta 0-3.

I “senza testa” hanno senza dubbio voglia di riscatto, sia per la non brillante prova fornita in casa contro la Bontempi Netoip Ancona, sia per smuovere la classifica ottenendo punti importanti fuori casa, come conferma Marco Silvestroni.

Marco Silvestroni

«Dopo le ultime due battute d’arresto vogliamo riproporre quanto di buono già mostrato in campo – esordisce il centrale de La Nef Osimo – Siamo tutti consapevoli degli errori fatti sopratutto nella nostra ultima uscita e non vediamo l’ora di riscattarci su un campo comunque difficile, ma sono sicuro che faremo un’ottima prestazione».

Marco è uno dei veterani della squadra osimana e sottolinea come non è facile gestire un’annata sportiva del genere.

«È una stagione che fortunatamente ha preso il via, dopo tante difficoltà e comunque rimane anomala – conclude Silvestroni – però speriamo di ottenere dei buoni risultati sul campo e ce la metteremo tutta».

Fischio d’inizio sabato 20 marzo alle ore 18.00 al PalaPrincipi di Potenza Picena. Dirigono l’incontro Eleonora Candeloro ed Alessio Cocco.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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