Da Filottrano a Rio nuotando nell’argento

“Dove c’è bisogno gioco” è il credo olimpico dell’argento di Rio Francesca Pomeri campionessa filottranese del Setterosa

Francesca Pomeri medaglia d'argento olimpica nella pallanuoto a Rio con il Setterosa
Francesca Pomeri medaglia d’argento olimpica nella pallanuoto a Rio con il Setterosa

Filottrano. Brilla la medaglia d’argento al collo. Come gli occhi, emozionati, della giovane Francesca Pomeri. Appena 23 anni, ma già campionessa. Sul podio olimpico di Rio con il Setterosa della pallanuoto.

Il jolly del Città di Cosenza (al secondo anno consecutivo nella squadra calabrese, ndr), osimana di nascita ma filottranese doc, classe 1993, è tornata a casa dopo l’esperienza da sogno alle Olimpiadi brasiliane. ‘’Dove c’è bisogno gioco’’, sentenzia.

Accolta come una regina in Piazza Mazzini dalla sua città. Con in testa il sindaco Lauretta Giulioni, oltre a tanti suoi tifosi, parenti, amici, semplici conoscenti. Con tanto di banda e sbandieratori e tamburini della Contesa dello Stivale.

Non so come ringraziarli, è stata un’accoglienza fantastica – sussurra la Pomeri -”. Da regina.

L’azzurra si sta godendo una ventina di giorni di vacanza per poi ripartire il 12 settembre per il ritiro con la squadra di club. Attesa da un’altra esperienza alquanto suggestiva.

”Voleremo il 20 settembre a prepararci in Giappone. A ottobre poi giocherò, assieme a un’altra mia compagna, Silvia Motta,qualche partita della fase finale del campionato giapponese come straniera’’.

Un’altra bella esperienza dopo quella a cinque cerchi brasiliana.

’Indimenticabile. Sorprendente. Emozionante – inizia il racconto a cinque cerchi Pomeri – è mancata solo la ciliegina sulla torta, ma davanti avevamo una grande squadra a cui potevamo solo battere le mani. Bisogna essere umili e riconoscerlo. Era più preparata. L’argento comunque è stata come una vittoria. All’inizio era già un traguardo partecipare all’Olimpiade. Era già bello così. Con la medaglia al collo è diventato fantastico’’.

Una medaglia val bene una dedica. O più d’una.

’Alla mia famiglia che mi è stata sempre vicina. Un pezzetto di medaglia va anche al mio allenatore Marco Capanna. A tutti quelli che mi hanno tifato e al mio fidanzato Marco che mi sopporta e mi ha guardato il cane Nana tutta l’estate’’.

La pallanuoto, una passione sfociata quasi per caso.

’In prima media. Ero a Osimo. In piscina. Mi hanno detto prova con la pallanuoto. Ero scettica all’inizio, perché mi interessava fare il corso e niente più. Stare dentro l’acqua, nuotare. Poi però nuotare con il pallone e cercare di fare gol mi ha ammaliato’’.

Tanto da farla diventare vicecampionessa olimpica.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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