A Campocavallo Pirro è sinonimo di vittoria

Il ciclista juniores osimano già convocato in Nazionale si è regalato la prima vittoria del 2016 sulle strade di Rubbianello

Il team ciclistico Campocavallo
Il team ciclistico Campocavallo

Osimo (Campocavallo). Dopo tanti piazzamenti e una convocazione in Nazionale arriva anche la prima vittoria nel 2016 per il team ciclistico di Campocavallo. L’ha firmata nei giorni scorsi Francesco Pirro sulle strade di Rubbianello, vincendo in solitaria il nono Gran Premio Valdaso.

Pirro regola egregiamente in volata Angelo Vitiello del Sorrentino e Lucio Pierantozzi della Rinascita. Una bella vittoria che ripaga gli sforzi dei dirigenti di ciclismo della frazione osimana. Anche quest’anno hanno allestito una formazione nella categoria Juniores scattata a marzo sui pedali con otto elementi (Agnello Giordano, Luca Lancioni, Alessandro Polidori, Gabriele Brega, Angelo Candi, Francesco Giordano, Filippo Monaci e Francesco Pirro). Proprio Pirro è sicuramente quello che ha fatto vedere le cose più interessanti, tanto da essere convocato un paio di mesi fa a un raduno della Nazionale azzurra Juniores.

Il ciclista quest’anno è salito sul podio anche nella gara di casa di Campocavallo, il Gran Premio Adalberto Gabrielloni, terzo, oltre a piazzarsi più volte nei dieci. Da registrare in questi giorni, sempre per il Campocavallo, la vittoria della challenge Picena di Gabriele Brega che ha colto di recente, nell’infrasettimanale di Celano, il trofeo Santi Martiri, un discreto settimo posto.

Un agosto davvero da ricordare per la squadra del presidente e team manager Emilio Paolini che vede in ammiraglia la coppia di direttori sportivi Mario Austero e Gianni Cipriani.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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