Un coraggioso Cus Ancona si arrende al Futsal Cobà

I fermani accedono alle Final Eight di Coppa Italia

Terzo  turno Coppa Italia Serie B

Futsal Cobà – Cus Ancona 3 – 0

Porto San Giorgio – Non è bastata ai biancoverdi di Fabio Carletti una prova eroica, arcigna in fase difensiva e tatticamente molto accorta per restare indenni dinanzi al potenziale degli sharks. E così, in una cornice imponente come quella del PalaSavelli, sono Bagalini e soci a festeggiare l’accesso alle Final Eight di Coppa Italia, imponendosi 3-0 sui dorici.

Cus Ancona che deve rinunciare a Qorri e Zizzamia con Gallozzi al rientro dopo tre mesi. Partono forte, come prevedibile, i padroni di casa e sulle ali di un ispiratissimo Giacomo Lamedica riescono subito a portarsi in vantaggio.

Gli anconetani tentano di organizzare una reazione ma sia Belloni che De Sousa vengono arginati dalla retroguardia sangiorgese e da un Diego Moretti versione guardiano. Il raddoppio porta la firma di Mauricio Paschoal, bravo a mandare le squadre al riposo sul 2-0.

Nella ripresa il copione non cambia con il Futsal Cobà a fare la partita e il Cus Ancona che, difendendosi in modo aggressivo, non ha rinunciato a costruire occasioni da goal. Il punto finale sul match lo mette Sgolastra, realizzando il 3-0 che spedisce gli sharks a Padova per le Final Eight. Gli anconetani escono comunque tra gli applausi per la prestazione offerta e ora, tra sette giorni, si appresteranno ad affrontare in casa la capolista del campionato Tenax Castelfidardo.

Sala Stampa

Fabio Carletti: “Sono orgoglioso dei miei ragazzi e della prova che hanno offerto al PalaSavelli. La differenza l’ha fatta sicuramente il grande valore dei nostri avversari che hanno dei giocatori di livello assoluto e l’hanno dimostrato. Faccio ancora i complimenti per quanto fatto e da martedì siamo nuovamente sul campionato“.

FUTSAL COBÀ: Moretti, Bagalini, Mazoni, Paschoal, Sgolastra, Siviero, Vitale, Torresi, Mancini, Lamedica, Quondamatteo All. Campifioriti

CUS ANCONA: Vittori, Gallozzi, Lalloni, Bartolucci, Di Placido, Fioretti, Pellegrino, Junior, De Souza, Belloni, Marchionne All. Carletti

Arbitri: Ricci di Viterbo e Minardi di Cosenza

Reti: 3° Lamedica, 19° Paschoal, 52° Sgolastra

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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