Torneo di Montichiari: la Lardini supera Montecchio (3-0) e chiude terza

Ottimi i primi due set, qualche pasticcio nel terzo rimediato con determinazione

Montichiari (Bs) – La Lardini supera in tre set la Sorelle Raimondi Ipag Montecchio Maggiore e chiude al terzo posto la prima edizione del Trofeo Savallese Trasporti di Montichiari.

La Lardini in azione a Montichiari

La Lardini comanda gioco e punteggio nel primo parziale. Bosio mette in azione Mitchem e Tomsia, ma il break che rompe l’iniziale equilibrio arriva con i muri di Cogliandro e Bosio (11-7). Filottrano, che nel set attacca con il 41%, ha ancora buone indicazioni dal muro e con Hutinski e Cogliandro fa il vuoto (19-13). Mitchem oltrepassa il muro di Montecchio e Tomsia mette il sigillo al primo set.

C’è Agrifoglio in regìa in apertura di una seconda frazione decisamente blu Lardini. L’alzatrice toscana contribuisce con un ace al 6-1 iniziale di un Filottrano che in attacco si mantiene sugli standard del parziale precedente (38%), e cresce in difesa e ricezione (65% di positive).

Montichiari – Un time out della Lardini

Le vicentine faticano in attacco e sbattono sul muro di Hutinski (9-2), nella Lardini Gamba va a garantire ulteriore sostanza alla seconda linea e da una gran difesa di Mitchem nasce il 12-4 firmato da Tomsia. Negrini mette a terra il pallone del massimo vantaggio (16-6) di una Lardini che ha oltre il 70% di attacchi positivi dalle centrali e che non fatica a mandare in archivio il secondo set (25-14).

Montecchio Maggiore si rende protagonista di un buon avvio di terzo gioco (0-4), la Lardini ricuce in fretta (6-6), ma deve fare i conti con il nuovo allungo della formazione di Bertolini che tocca il massimo vantaggio (7-13) con il colpo di prima intenzione di Bovo.

Dal cilindro di Negrini escono due preziosi attacchi a ridare slancio ad una Lardini che con Mitchem e Hutinski accorcia a meno due (16-18). La parità (a 19) arriva sulla fast di Cogliandro che poi sigla anche il sorpasso (21-20).

Filottrano prova a scappare con Mitchem (23-20), ma il muro di Marcolina e l’attacco di Lucchetti la frenano (23-23). La Sorelle Raimondi Ipag ha tre palle-set, due ne spreca sbagliando il successivo servizio, una ne annulla Mitchem (26-26). Agrifoglio si inventa un salvataggio di piede tanto spettacolare quanto efficace, perché consente a Tomsia di mettere giù il pallone del 28-27 e il successivo muro dell’opposta polacca chiude la gara.

Montichiari – Negrini (Lardini) riceve la coppa per il terzo posto 

«Abbiamo fatto un po’ fatica nelle fasi iniziali della partita – sottolinea il vice allenatore Marco Amiens – poi le ragazze sono state brave a sistemare alcune situazioni e prendere il largo sia nel primo sia nel secondo set, sfruttando il margine fisico e tecnico che c’è con Montecchio. Nel terzo set siamo calati in battuta e abbiamo fatto un po’ confusione sulle situazioni non codificate. Di molto positivo c’è stata la reazione, che ci ha permesso di portare a casa il set nonostante lo svantaggio di diversi punti. Siamo in un periodo in cui stiamo lavorando tanto dal punto di vista fisico e questo inficia la qualità del gioco. È stata una due giorni molto positiva in cui ci siamo confrontati con un test reale contro una squadra di A1, affrontando quelle difficoltà che poi incontreremo in campionato. La gara con Monza ci ha dato delle indicazioni importanti su cui lavorare per migliorare».

LARDINI FILOTTRANO – MONTECCHIO MAGGIORE 3-0

LARDINI FILOTTRANO: Bosio 1, Tomsia 11, Cogliandro 14, Hutinski 8, Mitchem 14, Negrini 6, Feliziani (L); Gamba, Agrifoglio 1. N.e.: Melli, Mazzaro. All. Beltrami – Amiens.

SORELLE RAIMONDI IPAG: Marcolina 11, Brutti 9, Fiocco 3, Gomiero 3, Bovo 3, Pericati (L), Giroldi, Stocco 3, Kosareva 4, Pamio 3, Fontana 1, Lucchetti 4. All. Bertolini – Volpini.

ARBITRI: Lo Verde e Salvini.

PARZIALI: 25-18 (22’), 25-14 (21’), 29-27 (32’).

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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