Scherma Ancona: a Treviso prova superlativa di Sophia Di Paolo

Prima Prova Gran Prix "Kinder+Sport" Fioretto Under 14 cat. Bambine

Treviso – La pagina di copertina di questa settimana è tutta per Sophia Di Paolo, del Circolo Scherma Ancona, giunta sul gradino più alto del podio nella Prima Prova Gran Prix “Kinder+Sport” Fioretto Under 14 cat. Bambine.

Una gara, la sua, condotta dall’inizio alla fine, guidata in modo magistrale dalla maestra Maria Margherita Mattei che ha saputo stare al suo fianco anche nei momenti più difficili della gara, in particolare all’assalto valido per l’accesso agli ottavi di finale. Un assalto, tiratissimo, durante il quale la tecnica di Sophia e i consigli giusti hanno permesso la vittoria di misura 10-9 sull’atleta Giulia Fariello del CS Brescia.

treviso – La maestra Maria Margherita Mattei posa con la giovanissima Sophia Di Paolo oro nella prima prova Gran Prix “Kinder+Sport” Fioretto Under 14 cat. Bambine

Da lì in poi, Sophia è corsa via come un treno a conquistarsi il meritatissimo oro, superando dapprima l’atleta del Club Scherma Livorno, Giorgia Ruta per 10-6 e, successivamente, battendo in finale per 10-4 Beatrice Musco del Club Scherma Venezia.

La giovanissima atleta anconetana ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che anche quest’anno nella sua categoria sarà la fiorettista da battere.

Ma la giornata non ha visto solo il successo di Sophia di Paolo, in gara c’era anche la seconda “valchiria” Isabella Canu, quasi un anno in meno per lei all’anagrafe, ma nulla le è mancato per dimostrare le ottime capacità schermistiche.

Dopo un girone nel quale ha sbaragliato tutta la concorrenza fissando sul tabellino 5 successi su 5 assalti, Isabella si è fermata nell’assalto per l’accesso agli ottavi in una sfortunatissima ultima stoccata contro l’atleta Agnese Bonini del Club Scherma Arezzo. Per lei, un 10° posto finale degnissimo.

A Sophia e Isabella sono andati i complimenti del presidente del Csa Maurizio Pennazzi che si è congratulato con loro per l’ottimo lavoro!

Ufficio Stampa Csa

di Paolino Giampaoli


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di Paolo Fileni

Ti dice qualcosa Gian Carlo Menotti?

Quando si oscura un genio perché ‘diverso’


12 luglio 2020 – Nacque il 7 luglio 1911 a Cadegliano Viconago, un paesino di circa duemila anime in provincia di Varese. Morì a Montecarlo l’1 febbraio 2007. E già il fatto che visse 96 anni di per sé è un bel traguardo. All’età di sette anni iniziò a scrivere canzoni e a undici scrisse sia il libretto che la musica (una caratteristica che mantenne per tutta la vita) della sua opera prima ‘La morte di Pierrot’. Nel 1923, a dodici anni, s’iscrisse al Conservatorio Verdi di Milano.

È stato uno dei compositori e librettisti italiani più importanti – se non il più importante – del ‘900. Alla morte del padre, su consiglio del celeberrimo direttore d’orchestra Arturo Toscanini, si trasferì con la madre a Filadelfia, negli stati Uniti. Lì, ha scritto libretto e musica di decine di opere; diretto film per la televisione e commedie teatrali di successo negli anni ’40, ’50 e ‘60. Lì, nel 1950, ottenne il Premio Pulitzer della musica per l’opera ‘Il Console’.

Eppure, Gian Carlo Menotti (foto) in Italia non lo conosce quasi nessuno, a parte gli addetti ai lavori. Nel 1958 creò il Festival dei Due Mondi di Spoleto – che condusse in prima persona per 35 anni – replicato negli anni ‘70 dalla creazione della manifestazione gemella a Charleston (Stati Uniti) e a Melbourne (Australia). Che in Italia siano in pochi a conoscerlo artisticamente non è dovuto alla sua produzione musicale – le sue opere sono inesistenti nei palinsesti delle tv nazionali – ma al semplice fatto che Gian Carlo Menotti era un omosessuale dichiarato. Il vero motivo che lo indusse a lasciare l’Italia alla morte del padre.

Nei suoi confronti, negli anni, è stato messo in atto un ostracismo incondizionato da parte dei benpensanti, della Chiesa e dei media: troppo scomodo Menotti per l’intellighenzia nostrana di quei tempi. Troppo diverso dai canoni dell’epoca per una stampa bigotta e conservatrice che gli ha sempre dedicato il minimo spazio possibile. Oggi, un tale comportamento fa sorridere ma fino a pochi anni fa era la prassi. Meglio evitare di dover scrivere pubblicamente che Menotti aveva relazioni con Leonard Bernstein o Samuel Barber, a lungo suo compagno di vita

Ho lavorato al fianco di Gian Carlo Menotti per oltre un mese nell’edizione del 1980 del Festival dei Due Mondi a Spoleto. E, grazie a lui, ho avuto modo di conoscere artisti del calibro di Paola Borboni, Arnoldo Foà, Carla Fracci, Alexander Godunov. Ho avuto modo di apprezzare i suoi modi gentili, la sua cultura, il suo inglese perfetto e melodioso, la sua visione onirica del mondo, la sua avversione per la stupidità.

Quell’anno, a Spoleto, portò in scena la sua commedia teatrale ‘Il Lebbroso’ che toccava proprio i temi dell’omosessualità. Forse, è per questo che nessuno l’ha mai rappresenta in Italia o ne abbia mai parlato se non nel 1980. Ma oggi, visto il progredire dei costumi e della mentalità verso le legittime libertà conquistate dagli omosessuali e non solo per questo, sarebbe bello se qualche regista teatrale o qualche orchestra sinfonica portassero in scena uno dei suoi lavori. Non un mea culpa tardivo per quanto negli anni l’Italia gli abbia tolto, ma un modo per non dimenticarlo e per riconoscere una volta per tutte la sua grandezza.

Per la cronaca, quest’anno la 63ª edizione del Festival dei  Due Mondi di Spoleto è stata posticipata causa Covid. Si svolgerà dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto.

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