LegaPro- Ancona: le combinazioni possibili per giocarsi i playout

Tutti i numeri di un miracolo

Sembra incredibile che a 180 minuti dalla fine l’Ancona abbia ancora qualche chance di salvezza. Poche, sia chiaro, molto poche, ma solo poterlo pensare due settimane fa era da pazzi. E, paradossalmente, il punto di penalizzazione arrivato puntuale per il mancato pagamento di parte degli stipendi e dei contributi del bimestre novembre/dicembre non cambia molto per la disperata corsa ai playout.

Cerchiamo di fare chiarezza: l’Ancona è ultima a 28 punti, davanti c’è il Fano a 33 con Lumezzane e Forlì a 34. Tutto passa attraverso due vittorie dei biancorossi nel derby contro la Samb e poi l’ultima giornata a Forlì: basterebbe steccarne una per decretare la retrocessione matematica. Una volta arrivati a 34 punti i dorici potrebbero trovarsi in diverse situazioni che analizziamo di seguito.

Mister De Patre è chiamato a un miracolo in cui credono in pochi (foto Max Serenelli)

L’Ancona potrebbe superare il Fano, qualora i granata perdessero entrambe le partite: a quel punto Fano in D ed Ancona ai playout (da penultima in caso di risultato positivo del Forlì a Reggio Emilia domenica o da terzultima in caso di sconfitta). Se invece la squadra di Cuttone facesse un punto ed arrivasse a pari merito con i dorici, a quota 34, sarebbe l’Ancona a scendere in D. I biancorossi potrebbero arrivare accoppiati ad un Forlì sconfitto al “Mapei Stadium”, sempre a 34 punti, e accederebbero ai playout condannando alla retrocessione la squadra di Gadda per differenza reti, a prescindere dallo scarto del “Morgagni”.

Ci sono anche due possibili arrivi a tre squadre, ovviamente a 34 punti: nel caso fossero Lumezzane, Forlì ed Ancona alla squadra di De Patre toccherebbe scendere in D per la classifica avulsa negli scontri diretti (Lumezzane 10, Forlì 4, Ancona 3), mentre se al posto del Lumezzane ci fosse il Fano allora a retrocedere sarebbe il Forlì per differenza reti peggiore nei confronti del club dorico (Fano 8, Ancona e Forlì 4 la classifica avulsa del caso).

Fin qui i numeri. Poi la razionalità ci impone di dubitare nella riuscita del miracolo di una squadra che in questo campionato non ha mai ottenuto due vittorie consecutive, che non esulta in casa dal 30 dicembre e che nel 2017 ha preso 3 punti solo a Parma, con tutto il caos che ne è scaturito e per il quale la Procura Federale ha aperto un fascicolo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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