Lardini non sa cogliere l’attimo e cade a Busto Arsizio

Volley A/1 femminile

UNET E-WORK BUSTO ARSIZIO – LARDINI FILOTTRANO 3 – 0

Busto Arsizio (VA) – La Lardini si ferma al PalaYamamay di fronte ad un’ottima Unet E-Work senza riuscire a sfruttare le occasioni che si procura in tutti e tre i set. Serata senza fortuna, visto anche l’infortunio al ginocchio (da valutare) occorso ad Asia Cogliandro in avvio di terzo set.

Alessandro Beltrami punta su Mazzaro al centro, la Lardini inizia bene sfruttando i muri di Scuka e Tomsia (1-3). Filottrano mantiene il doppio vantaggio fino al 4-6 (pipe di Tomsia), la Unet E-Work rovescia il punteggio sul servizio di Orro e con i punti di Bartsch e Diouf (7-6).

Sui muri di Gennari la formazione bustocca costruisce il primo allungo significativo (14-11), che però la Lardini azzera in fretta mandando a segno Mitchem (14-13) e poi Tomsia (15-15). Il secondo tentativo è quello buono: Diouf e Bartsch ricostruiscono il +3 (18-15), nella Lardini entra Melli (che ritrova il campo che l’ha vista esordire in A1), Tomsia mette a terra il 7° punto del set, ma la Unet E-Work è lanciatissima e spinta dal 46% offensivo s’invola fino al 25-18 siglato da Gennari.

Filottrano riparte dalla fast di Hutinski, ma soprattutto dai punti di Mitchem (3 nel 2-5 iniziale). Scuka si fa sentire a muro e poi in attacco, lanciando la Lardini sul 6-10, gap che Busto Arsizio annulla (10-10) sul turno al servizio di Bartsch e con i punti di Gennari.

La Unet E-Work riprende brio, la Lardini ci mette il cuore, le difese di Feliziani e il muro di Scuka che frena Diouf e riporta avanti Filottrano (15-16). L’opposta di Mencarelli si rifà subito e garantisce il break a Busto (19-17), Mitchem prima e Mazzaro poi tengono la Lardini ad un’incollatura (21-20), ma Bartsch non sbaglia (24-21) e l’ace di Negretti spinge la Unet E-Work sul 2-0 (25-21).

Come nei set precedenti il miglior abbrivio è di Filottrano (1-3) con Cogliandro nello starting six. La partita della centrale nata proprio a Busto Arsizio dura però pochissimo, il tempo di mettere a terra la fast del 4-6 che un infortunio alla caviglia la costringe ad abbandonare il campo, tra gli applausi dell’intero PalaYamamay.

La Lardini patisce il contraccolpo, ma soprattutto non riesce a frenare l’attacco di Busto, che con Bartsch e Gennari allunga fino al 13-9. Capitan Negrini entra e suona la carica: Hutinski stoppa a muro la corsa della Unet E-Work (14-11), Scuka accorcia a -2 (15-13), Tomsia tiene in linea Filottrano (17-15), ma Busto prende il largo con Bartsch e Diouf (22-16) e chiude sul 3-0

UNET E-WORK BUSTO ARSIZIO: Orro 2, Diouf 20, Stufi 7, Berti 2, Bartsch 20, Gennari 16, Spirito (L); Piani, Negretti 1, Chausheva. N.e.: Dall’Igna, Wilhite, Botezat. All. Mencarelli – Musso.

LARDINI FILOTTRANO: Bosio, Tomsia 13, Mazzaro 2, Hutinski 3, Mitchem 10, Scuka 9, Feliziani (L); Melli, Gamba, Negrini, Cogliandro 1. N.e.: Agrifoglio. All. Beltrami – Amiens.

ARBITRI: Gasparro e Spinnicchia.

PARZIALI: 25-18 (24’), 25-21 (27’), 25-16 (26’).

NOTE: spettatori 3.000. Unet E-Work: battute sbagliate 5, battute vincenti 3, muri 3, ricezione positiva 76% (63% perfetta), attacco 45%. Lardini: batture sbagliate 2, battute vincenti 1, muri 6, ricezione positiva 72% (42% perfetta), attacco. 26%.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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