La Lardini lotta, ma non basta contro la Savino Del Bene

Volley Serie A1 femminile

SAVINO DEL BENE SCANDICCI – LARDINI FILOTTRANO 3 : 0

PARZIALI: 25-17 (21’), 25-18 (28’), 25-19 (25’).

Scandicci (FI). La Lardini lotta, ma non basta contro l’attuale Savino Del Bene, capolista con appena un set perso della Samsung Galaxy Volley Cup di serie A1. La squadra di coach Beltrami esce a testa alta anche dal palasport di Scandicci, mettendo in alcuni frangenti in difficoltà la corazzata di Parisi, ma pagando una prestazione incostante, infarcita da momenti positivi (vedi il vantaggio di quattro punti nel secondo set sul 10-14, o la rimonta nel terzo parziale fino al 18 pari) ad altri meno brillanti (come il controbreak di 9-0 che spacca in due la seconda frazione).

Scandicci – Lardini. Gamba è partita titolare nel ruolo di libero

Per la prima volta da parecchi anni a questa parte priva di Feliziani, bloccata da un stato influenzale, la Lardini inizia con il consueto sestetto e con Gamba titolare nel ruolo di libero. Scandicci parte forte sul servizio di Carlini (2-0), la Lardini risponde con Hutinski e Mitchem (3-3), ma deve far fronte all’allungo interno propiziato da De La Cruz e dall’ace di Adenizia (6-3).

Tomsia e Mazzaro tengono in linea (6-5) una Lardini che ci mette ardore e grande dedizione a muro e in difesa (7-6), ma sulle “veloci” di Arrighetti e Adenizia la Savino Del Bene prende il largo (12-8). De La Cruz tiene in apprensione la seconda linea filottranese, il muro di Bosetti dà il là (16-10) alle padrone di casa. La schiacciatrice azzurra si ripete per il 19-11, capitan Negrini prova a dare più certezze alla ricezione della Lardini, che con i punti di Scuka e Tomsia cerca di reggere l’urto di uno Scandicci che picchia forte con Haak e Adenizia e che nel primo set attacca complessivamente con il 56%.

Scandicci – Lardini. L’esultanza di Mazzaro

È la svedese Haak a tenere alto il numero di giri del motore di Scandicci (5-2), ma come la ricezione si assesta Bosio fa girare bene una Lardini che va a bersaglio con Scuka, Mitchem e Hutinski (6-5). Sono tre punti in fila dell’americana a consentire a Filottrano di mettere la freccia (7-8) e sul muro di Mazzaro (8-11) coach Parisi è costretto al time out.

La Savino Del Bene prova a scuotersi, ma incoccia sulla stampata di Hutinski (10-14). Il ritorno della formazione di casa è prepotente e porta la firma di Haak: suoi 3 dei 4 punti che rimettono il punteggio in parità. Coach Beltrami capisce che è il momento decisivo del set e si gioca entrambi i time out, ma la Lardini fatica a passare, incassa l’ace di Adenizia e sbatte sul quarto muro personale di Bosetti.

Scandicci – Lardini. Un attacco di Mitchem

Dentro Negrini, Agrifoglio e Melli, che stoppa il lungo break di Scandicci (9-0). La Lardini prova a ributtarsi dentro il set (19-16), ma la ritrovata sicurezza spinge le padrone di casa verso il 2-0, che si materializza con i punti di Arrighetti, dell’iradiddio Haak (11 nel set con il 58%) e l’ace finale dell’appena entrata Bianchini.

Savino Del Bene con il vento in poppa, ma Lardini encomiabile, capace di andare a bersaglio in avvio di terza frazione con tutte e cinque le giocatrici d’attacco (4-7). Scandicci, con il muro di Adenizia e Haak, cancella in fretta lo svantaggio (8-7), ma Filottrano resta comunque agganciata con Tomsia (10-9).

Scandicci – Lardini. Muro di Hutinski

Adenizia sale in cattedra (14-10), i tifosi della Curva danno spettacolo e la Lardini (con Agrifoglio in regìa) torna sotto con i muri di Scuka e Mazzaro (16-14). De La Cruz rilancia (17-14), ma le mani di Hutinski stoppano ancora Scandicci e su un’infrazione a rete la Lardini rimette il set in parità (18-18).

È la serata di Bosetti a muro (20-18) e sul servizio di De La Cruz la Savino Del Bene riprende il largo (22-18): la squadra di Parisi pregusta l’ennesimo 3-0 che si materializza sull’errore in attacco della Lardini.

SAVINO DEL BENE SCANDICCI: Carlini 1, Haak 22, Arrighetti 6, Da Silva Adenizia 10, Bosetti 11, De La Cruz 11, Merlo (L); Bianchini 1. N.e.: Samadova, Di Iulio, Papa, Mancini, Ferrara (L). All. Parisi – Bendandi.

LARDINI FILOTTRANO: Bosio, Tomsia 11, Mazzaro 4, Hutinski 6, Mitchem 9, Scuka 9, Gamba (L); Melli 1, Negrini 1, Agrifoglio. All. Beltrami – Amiens.

ARBITRI: Giardini e La Micela.

PARZIALI: 25-17 (21’), 25-18 (28’), 25-19 (25’).

NOTE: spettatori 2.000 circa con una trentina di tifosi provenienti da Filottrano. Savino Del Bene: battute sbagliate 3, battute vincenti 5, muri 10, ricezione positiva 77% (34% perfetta), attacco 47%. Lardini Filottrano: b.s. 8, b.v. 0, mu. 9, ric. pos. 49% (27%), att. 29%.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

Ti dice qualcosa Gian Carlo Menotti?

Quando si oscura un genio perché ‘diverso’


12 luglio 2020 – Nacque il 7 luglio 1911 a Cadegliano Viconago, un paesino di circa duemila anime in provincia di Varese. Morì a Montecarlo l’1 febbraio 2007. E già il fatto che visse 96 anni di per sé è un bel traguardo. All’età di sette anni iniziò a scrivere canzoni e a undici scrisse sia il libretto che la musica (una caratteristica che mantenne per tutta la vita) della sua opera prima ‘La morte di Pierrot’. Nel 1923, a dodici anni, s’iscrisse al Conservatorio Verdi di Milano.

È stato uno dei compositori e librettisti italiani più importanti – se non il più importante – del ‘900. Alla morte del padre, su consiglio del celeberrimo direttore d’orchestra Arturo Toscanini, si trasferì con la madre a Filadelfia, negli stati Uniti. Lì, ha scritto libretto e musica di decine di opere; diretto film per la televisione e commedie teatrali di successo negli anni ’40, ’50 e ‘60. Lì, nel 1950, ottenne il Premio Pulitzer della musica per l’opera ‘Il Console’.

Eppure, Gian Carlo Menotti (foto) in Italia non lo conosce quasi nessuno, a parte gli addetti ai lavori. Nel 1958 creò il Festival dei Due Mondi di Spoleto – che condusse in prima persona per 35 anni – replicato negli anni ‘70 dalla creazione della manifestazione gemella a Charleston (Stati Uniti) e a Melbourne (Australia). Che in Italia siano in pochi a conoscerlo artisticamente non è dovuto alla sua produzione musicale – le sue opere sono inesistenti nei palinsesti delle tv nazionali – ma al semplice fatto che Gian Carlo Menotti era un omosessuale dichiarato. Il vero motivo che lo indusse a lasciare l’Italia alla morte del padre.

Nei suoi confronti, negli anni, è stato messo in atto un ostracismo incondizionato da parte dei benpensanti, della Chiesa e dei media: troppo scomodo Menotti per l’intellighenzia nostrana di quei tempi. Troppo diverso dai canoni dell’epoca per una stampa bigotta e conservatrice che gli ha sempre dedicato il minimo spazio possibile. Oggi, un tale comportamento fa sorridere ma fino a pochi anni fa era la prassi. Meglio evitare di dover scrivere pubblicamente che Menotti aveva relazioni con Leonard Bernstein o Samuel Barber, a lungo suo compagno di vita

Ho lavorato al fianco di Gian Carlo Menotti per oltre un mese nell’edizione del 1980 del Festival dei Due Mondi a Spoleto. E, grazie a lui, ho avuto modo di conoscere artisti del calibro di Paola Borboni, Arnoldo Foà, Carla Fracci, Alexander Godunov. Ho avuto modo di apprezzare i suoi modi gentili, la sua cultura, il suo inglese perfetto e melodioso, la sua visione onirica del mondo, la sua avversione per la stupidità.

Quell’anno, a Spoleto, portò in scena la sua commedia teatrale ‘Il Lebbroso’ che toccava proprio i temi dell’omosessualità. Forse, è per questo che nessuno l’ha mai rappresenta in Italia o ne abbia mai parlato se non nel 1980. Ma oggi, visto il progredire dei costumi e della mentalità verso le legittime libertà conquistate dagli omosessuali e non solo per questo, sarebbe bello se qualche regista teatrale o qualche orchestra sinfonica portassero in scena uno dei suoi lavori. Non un mea culpa tardivo per quanto negli anni l’Italia gli abbia tolto, ma un modo per non dimenticarlo e per riconoscere una volta per tutte la sua grandezza.

Per la cronaca, quest’anno la 63ª edizione del Festival dei  Due Mondi di Spoleto è stata posticipata causa Covid. Si svolgerà dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto.

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