La Curva Nord: salviamo questa Ancona, non serve crearne un’altra!

Nel comunicato mattutino degli ultras si auspica una serie D di assestamento

Ancona – Curva Nord ha fatto sentire la sua voce e come sempre è stata chiara: non vuole sentire parlare di fallimento e nuova ripartenza, l’Ancona è questa e va salvata. Gli ultras lo hanno comunicato attraverso una nota arrivata in redazione questa mattina, ma già lunedì avevano presenziato al tavolo di lavoro al Touring.

«Purtroppo ci siamo di nuovo dovuti occupare di questioni societarie – è l’inizio del comunicato della curva – ma quando abbiamo saputo che lunedì si sarebbe riunita l’ennesima cordata (all’Hotel Touring ndr.), abbiamo resistito e siamo andati a dire in faccia a questi imprenditori nostrani quello che pensiamo, sia per nostro conto, cioè quello degli ultras, sia per conto di quella parte di tifoseria sempre più numerosa che condivide la nostra posizione».

La curva critica aspramente l’atteggiamento degli imprenditori anconetani, Schiavoni in primis, accusati di farsi solo pubblicità su radio, giornali ed internet invece di pensare a salvare davvero l’Ancona: «In questi giorni, durante le solite passerelle mediatiche, abbiamo sentito dire che con l’attuale proprietà non si può trattare e parlare, abbiamo sentito ipotesi di fusioni fantasiose, di trasformazioni, di titoli sportivi, di fallimenti e ripartenze da zero, di buchi. Ci sono saltati in mente i fantasmi del dopo Petocchi e quindi ci siamo sentiti in dovere di dire a questi signori che noi in questo inferno ci siamo già passati e questo passaggio ci è costato una grossa fetta di tifosi che non si è più riconosciuta in questa fusione (quella con il Piano San Lazzaro di Marinelli nel 2010 ndr.)».

Già, parecchi tifosi in fondo non hanno ancora metabolizzato la caduta in Eccellenza dalla serie B di 7 anni fa e piano piano hanno abbandonato il Del Conero, probabilmente non riconoscendosi del tutto in questa società: la gestione Miani ha fatto il resto.

Gli ultras non transigono, bisogna salvare quest’Ancona e lanciano una provocazione per vedere fino a che punto gli imprenditori dorici tengano a questi colori: «Ci siamo sentiti in dovere di dire che se amano veramente i colori biancorossi e questa città, come sostengono da anni e come si legge nelle interviste, l’obiettivo non può che essere uno, salvare questa Ancona, non crearne un’altra. Abbiamo anche riconosciuto che salvare la società, per noi la sola esistente, non sarà compito facile e richiederà sacrifici, quelli che la tifoseria dorica ha già largamente affrontato nello sprofondare nel dilettantismo per 4 anni e subendo umiliazioni non consoni ad una tifoseria di un capoluogo di regione. Quindi tocca ora a questi signori rimboccarsi le maniche e dimostrare coi fatti quello che valgono, noi davanti a un progetto serio siamo pronti ad un campionato di serie D senza pretese e di assestamento, ma con questa Ancona».

E adesso? Beh, la posizione della curva non può essere ignorata. Ma allo stesso tempo non possono neanche essere ignorati i debiti e le penalizzazioni in arrivo per il prossimo campionato (proprio ieri è arrivato il deferimento per non aver pagato stipendi e contributi entro il 18 aprile).

Sergio Schiavoni, mister Imesa

L’intenzione di Schiavoni, che ha dalla sua parte due o tre imprenditori amici, è completamente opposta al volere degli ultras: lasciare l’Ancona 1905 di Miani e Di Nicola al suo destino e lavorare ad una possibile rinascita. Ma senza l’appoggio della tifoseria vale la pena?

Per far partire un progetto ci vuole unità d’intenti da tutte le parti altrimenti non c’è futuro. Salvare questa società, invece, vale la pena? La nostra posizione la conoscete già: il milione e mezzo di debiti vociferato, di cui 800 mila euro da pagare subito e da garantire con una fidejussione, le indagini federali in corso e la buonuscita richiesta dall’attuale proprietà (il finanziatore occulto della società vuole rientrare dei suoi investimenti ndr.) sono scogli troppo grandi.

Ma allo stesso tempo ripartire senza Curva Nord è impossibile. Ecco perché il calcio ad Ancona sta per scomparire. Anzi, c’è la data: il 12 luglio, quando scadranno i termini per l’iscrizione alla serie D.

 

Claudio Marconi

LA NOTA DI PAFIL

Ecco, ci risiamo. Riparte la sarabanda intorno all’Ancona calcio – anche se forse non è mai cessata in questo ultimo anno -. Danze balletti, schermaglie e passi a due, a tre, a quattro finalizzati tutti a volere il bene e il futuro di questa martoriata e bistrattata società.

Una sarabanda oscena, inaccettabile e al limite della farsa che produrrà l’unico risultato possibile: nulla! Dove il nulla sta per l’ennesimo fallimento di un progetto mai decollato e, forse, mai perseguito davvero con le giuste finalità.

Troppi gli attori di questa vicenda che recitano a soggetto, ognuno con una propria partitura slegata dal contesto degli altri. Caricature di personaggi che stonano sulla scena sia cittadina sia societaria. Battute stantie ripetute fino alla noia che ormai non divertono più. Con nessuno disposto a pagare ancora il prezzo del biglietto per assistere a questa rappresentazione dislessica e balbettante di una società allo sfascio.

Miani, Di Nicola, Schiavoni

Miani, Di Nicola, i tifosi, la città, il Comune, gli imprenditori, lo stesso Schiavoni e i suoi tanto reclamizzati amici imprenditori che forse sono disposti… ma che non dispongono affatto… Ecco, sono questi gli attori sul proscenio della commedia Ancona calcio. Mediocri, sul piano recitativo, tutti disposti ad azzannare un brandello di carne biancorossa ma solo per saziare la loro personale fame di uno spicchio di sole nel totale grigiume che li sovrasta e li avvolge.

Non servono a nessuno attori così. E probabilmente, viste le premesse, il presente e il probabile epilogo alla città dorica non serve neppure questa società. C’è stato un tempo in cui è servita. Oggi quel tempo è finito: non si può vivere solo di sogni. Non più. Basta, game over, partita chiusa. Tutti a casa.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Come cambia l’informazione al tempo dei social

La capacità delle Amministrazioni comunali di trasmettere il proprio operato


Camerano, 16 maggio 2022 – È fuori da ogni dubbio o discussione: l’avvento dei social ha letteralmente stravolto il mondo della comunicazione, il modo di fare informazione e dare le notizie. A volte migliorando le cose, a volte peggiorandole in modo inaccettabile e, spesso, dannoso.

L’avvento del web, e di piattaforme come Facebook, Tik Tok, Twitter, WhatsApp, Telegram, ha aperto spazi infiniti e fatto crollare muri dell’incomunicabilità prima inaccessibili. Ma, se da un verso ha messo in comunicazione fra loro gli individui di tre quarti del mondo, da un altro ha concesso diritto di parola e di replica anche agli imbecilli che, considerati certi interventi visti su Facebook, prolificano a tutte le latitudini dell’emisfero. Umberto Eco docet, quando affermò: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Era il giugno del 2015.

La sua affermazione, oggi, è stata ampiamente dimostrata. Nel campo della comunicazione, che andrebbe trattata con molta delicatezza, ci si sente tutti giornalisti. Tanti, troppi i novelli Indro Montanelli o Enzo Biagi che sia, pronti a dare per primi lo scoop giornaliero di quanto accaduto sotto casa, o al vicino di pianerottolo, o in piazza, o dall’altro capo del mondo, con il risultato di spargere spazzatura a destra e a manca. Tanti, troppi quelli che riprendono dai social una news e, convinti d’essere gli unici, la fanno rimbalzare qua e là aggiungendo – o togliendo – qualche contenuto. Tanti, troppi quelli che gli danno seguito, non verificano le fonti e contribuiscono ad allagare l’oceano delle fake news.

Poi, ci sono gli Enti pubblici, i Comuni che, come diretta conseguenza dell’avvento dei social, sono stati costretti a dotarsi di Uffici stampa per soddisfare con comunicati giornalieri le bocche fameliche delle miriadi di testate giornalistiche (tra cui la nostra), nate grazie alla facilità di comunicare attraverso i social. Oggi, un Ufficio stampa non si nega a nessuno, ce l’hanno quasi tutti, anche quelle piccole realtà che un tempo non se lo sognavano neppure lontanamente. Anche se, spesso, a gestire un Ufficio stampa non sono giornalisti iscritti all’Ordine ma figure che l’Ordine dei giornalisti non sa neppure dove sia.

E veniamo alle dolenti note. Mica tutti i Comuni si sono attrezzati seguendo le regole e la legge; addirittura, alcuni Comuni non si sono attrezzati affatto. In alcuni Comuni il Sindaco, vuoi per risparmiare, vuoi perché si considera la reincarnazione di San Francesco di Sales, vuoi perché di comunicare quel che fa non gli interessa affatto (un modo comodo comodo per farsi gli affari propri), l’Ufficio stampa se lo fa da sé. Quando comunica.

Corriere del Conero da sei anni ormai informa i propri lettori attraverso sei pagine dedicate ad altrettanti Comuni: Camerano, Castelfidardo, Loreto, Osimo, Numana, Sirolo; più una settima pagina, chiamata Dal Mondo, dove finiscono tutte le altre notizie che arrivano da Ancona e dalle altre quattro province marchigiane. La nostra è un’informazione a carattere regionale anche se, grazie al web, siamo letti in tutto il mondo.

In questi sei anni abbiamo collaborato – a volte scontrandoci – con questi Comuni e i rispettivi Sindaci. Non tutti sono attrezzati come dovrebbero nel comunicare ai giornali il proprio operato. Ma va detto che comunque la figura del Sindaco è quella che la fa da padrone, nel bene e nel male. C’è Sindaco e Sindaco, c’è chi esagera e chi se ne frega, c’è chi favorisce una testata a scapito di un’altra, c’è chi informa il meno possibile e chi ti sommerge di comunicati ma nel modo sbagliato. Ecco, di seguito, una nostra personale classifica stilata in base alla nostra esperienza e riferita ai Comuni che informiamo.

posizione

Comune

motivazione
1OSIMOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Alcuni comunicati arrivano dalla segreteria del Sindaco; altri dal gruppo consiliare del PD; moltissimi dal sindaco Pugnaloni in persona che elogiamo per la sua puntualità, l’ampiezza dell’informazione e la completezza dei comunicati quasi sempre corredati da foto. Merita ampiamente il primo posto anche grazie al fatto che Pugnaloni ha creato una chat riservata ai soli giornalisti.
2CASTELFIDARDOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Ha una persona che cura l’Ufficio stampa e puntualmente contatta i giornali attraverso Telegram. I suoi comunicati sono ampi, corredati da foto e informano su tutto lo scibile del Comune e anche qualcosa in più.
3ANCONAHa un sito web ufficiale e più di una pagina social. Ha un Ufficio stampa che impiega diversi giornalisti professionisti, strano trovare un Capoluogo di regione al terzo posto. La sua comunicazione verso le testate giornalistiche è la più ampia in assoluto. Peccato che, nonostante in redazione arrivino quotidianamente montagne di comunicati, questi spesso sono privi di fotografie e, dunque, impubblicabili per una testata online come la nostra. Con la forza lavoro che ha, potrebbe fare molto di più. Problema segnalato più volte.
4SIROLOHa un sito web ufficiale che potrebbe essere migliorato e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Insieme a Numana è il Comune con meno residenti (Sirolo, 4mila e rotti; Numana 3.700 e rotti). La comunicazione ai giornali la fa quasi esclusivamente il sindaco Filippo Moschella, spesso rubando tempo al suo tempo libero. Nonostante ciò, da quando in Comune c’è lui la comunicazione da e su Sirolo è migliorata parecchio.
5NUMANAHa un sito web ufficiale e uno per il turismo e una pagina social. Ha un Ufficio stampa curato da una persona. Anni addietro la comunicazione con le testate giornalistiche locali era continuativa, tanto che Numana ricopriva posizioni di vertice nella ns. classifica. Da un paio d’anni a questa parte la comunicazione, molto ricca, si è concentrata sulla stagione turistica estiva, lasciando piuttosto scoperto il resto dell’anno. Peccato!
6LORETOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Almeno, a noi non risulta: non riceviamo comunicati da questo Comune da almeno un anno. Abbiamo contattato per questo il sindaco Moreno Pieroni che si è detto sorpreso e che avrebbe provveduto. Ad oggi, non ha provveduto affatto. La sua comunicazione, tutta personale, per quel che ne sappiamo l’affida ad un videomessaggio che pubblica settimanalmente, tutti i lunedì, sulla pagina social del Comune.
7CAMERANOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Spiace vedere Camerano all’ultimo posto, ma tant’è, nonostante qui abbia sede la nostra testata. All’inizio del suo mandato il sindaco Oriano Mercante, contattato telefonicamente dal giornale per approfondire un tema, rispose che lui per telefono non rilasciava dichiarazioni, e che avrebbe risposto con i comunicati stampa. Sono passati sette mesi ma di comunicati a firma del Sindaco non ne abbiamo mai ricevuti. Nulla è cambiato, tra l’altro, rispetto all’Amministrazione precedente. Alla ns. redazione manca tantissimo l’assessore Costantino Renato, puntualissimo e molto professionale nei comunicati alle testate giornalistiche.

 

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