Filottrano – La tappa dei muri della Tirreno-Adriatico va ad Adam Yates

La frazione Castelraimondo-Filottrano tutta dedicata alla memoria di Michele Scarponi

Filottrano – È stata una tappa del cuore per tutti i filottranesi la quinta della Tirreno-Adriatico, perché dedicata al grande Michele Scarponi. Lungo il percorso, e nella testa dei tantissimi tifosi sparsi sul ciglio delle strade, immense le testimonianze d’affetto nei confronti del campionissimo dell’Astana, scomparso lo scorso aprile per un incidente stradale mentre s’allenava proprio qui, sulle strade di casa.

Tirreno-Adriatico. Tappa di Filottrano: sul podio, a fine gara, Anna Scarponi e i suoi figli, i gemelli Tommaso e Giacomo, omaggiano il vincitore (foto Max Serenelli)

È stata una tappa dura, con partenza da Castelraimondo e arrivo a Filottrano: 178 chilometri con inizio in discesa e un finale destinato solo a chi era riuscito a salvare la gamba . Una frazione spaccagambe, infatti, come era stato sottolineato alla vigilia da molti addetti ai lavori.

È stata la tappa dei muri: primo assaggio salendo A Montappone, ma per la strada normale. Poi, discesa verso il lungomare di Porto Recanati. A seguire, salita a Castelfidardo e Osimo per arrivare nel circuito finale di Filottrano (16 chilometri), che è stato ripetuto due volte. Come se non bastasse, nei cinque chilometri finali si è affrontato il muro di Filottrano con pendenze intorno al 16%.

Tirreno-Adriatico. Tappa di Filottrano: Dario Cataldo, compagno di squadra ed amico del compianto Michele Scarponi prova la fuga a quindici chilometri dall’arrivo

A quindici chilometri dall’arrivo ci ha provato Dario Cataldo, compagno di squadra e grande amico di Scarponi, ad onorare la tappa e il ricordo di Michele. Una fuga, la sua, che è durata poco, quel tanto che basta per dimostrare che nel ciclismo i campioni non muoiono mai, e che restano nel cuore dei compagni per sempre.

Tirreno-Adriatico. Filottrano: premiazione di Adam Yates, vincitore della tappa (foto Max Serenelli)

Sull’ultimo muro Adam Yates, britannico della Mitchelton –Scott, ha salutato il gruppetto formato da una quarantina di corridori mantenendo il vantaggio fino al traguardo. Lo ha tagliato con sette secondi di vantaggio su Peter Sagan  della Bora-Hansgrohe e sul terzo, Michal Kwiatkowski della Sky.

Tirreno-Adriatico. Filottrano: Michal Kwiatkowski della Sky con il terzo posto nella tappa di oggi balza in testa alla classifica generale (foto Max Serenelli)

Un terzo posto, quello di Kwiatkowski, che gli ha permesso di balzare in testa alla classifica provvisoria della Tirreno-Adriatico in 2h 31’ 28’’. Secondo, nella generale, Damiano Caruso della BMC a 3’’; terzo Mikel Landa della Movistar a 23’’.

Frankje, il pappagallo che accompagnava sempre Michele Scarponi durante gli allenamenti, appollaiandosi su una sua spalla

Alle premiazioni, sul podio a celebrare i corridori, c’erano tutti gli affetti di Scarponi. Non solo i tantissimi tifosi, molti dei quali amici personali del campione filottranese, ma anche sua moglie Anna con i due gemelli Tommaso e Giacomo. E c’era anche lui – come poteva mancare? – Frankje, l’inseparabile femmina di pappagallo compagna di allenamenti dell’Aquila di Filottrano.

Domani, sesta tappa; lunedì 12 marzo, ore 12.35-16.00 circa: Numana-Fano (153km)

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo