Ciclocross, solo la sfortuna nega il tris tricolore a Gabriele Torcianti

L’allievo del Pedale si deve accontentare dell’argento. Ottavo Garofoli

Silvelle di Trebaseleghe. Tricolore solo sfiorato da Gabriele Torcianti. L’allievo del Pedale Chiaravallese giunge secondo nel campionato italiano di ciclocross disputato a Silvelle di Trebaseleghe. Davanti a lui solo Davide De Pretto (Scuola Ciclismo Piovene Rocchette Rampon) che si è laureato  nuovo campione italiano della categoria Allievi primo anno. Più forte di Torcianti solo la sfortuna.

Torcianti taglia il traguardo a spinta
Gabriele Torcianti (Pedale Chiaravallese) taglia il traguardo a spinta per la rottura della catena

Una manciata di secondi, nove, sono risultati fatali a Torcianti che non è riuscito a indossare per la terza volta la maglia di campione italiano di ciclocross della sua giovane carriera dopo quelle conquistate nella categoria Esordienti nelle due ultime stagioni rispettivamente a Pezze di Greco e sul Monte Prat. Secondi fatali dovuti alla rottura della catena che ha dovuto subire Torcianti mentre era in testa a soli duecento metri dall’arrivo. Un incidente meccanico arrivato proprio mentre si trovava al comando della competizione e stava impostando la volata finale.

De Pretto, vicentino, ha così avuto vita facile, con Torcianti costretto a tagliare il traguardo a piedi spingendo la bicicletta dopo una gara superlativa, forse la migliore stagionale, ma alquanto sfortunata.

Il podio tricolore
Il podio tricolore

Da segnalare la  buona prova anche del fidardense Gianmarco Garofoli giunto nella top ten, con l’ottavo posto.

La classifica del tricolore Allievi primo anno:

1. Davide De Pretto (Piovene);

2. Gabriele Torcianti (Pedale Chiaravallese);

3. Valentino Nadalutti (Granzon).

8. Gianmarco Garofoli (Recanati Marinelli Cantarini).


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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