Chiaravalle – Pallamano A2m: contro Monteprandone finisce in pareggio

Ottimo recupero nel finale dei padroni di casa

Pallamano Serie A2 maschile

Pallamano Chiaravalle – Monteprandone 29 – 29

Primo tempo 14-13

 Chiaravalle – Battesimo casalingo in questa nuova stagione di A2 per la Pallamano Chiaravalle dal retrogusto agrodolce. Dopo una prima frazione altalenante che vede i biancoblu andare al riposo con il risultato di 14-13 a loro favore.

L’inizio di ripresa è però tutto di marca Monteprandone che si  rimette in carreggiata riuscendo ad andare sul 18- 21 in proprio favore, e prendendo in mano il gioco. A tre minuti e mezzo dalla fine Monteprandone è avanti di tre reti, speranze al lumicino per Chiaravalle che, con una prova di orgoglio, recupera fino al 28-29.

A cinque secondi dalla fine capitan Braconi tira fuori una prodezza delle sue e al fischio finale il tabellone segna 29-29. Un pari recuperato per il rotto della cuffia che, per quanto visto in campo, si può definire assolutamente giusto.

Chiaravalle – Il pubblico saluta i giocatori

«È andata così – afferma il tecnico del Chiaravalle – ovviamente, Monteprandone non era certo venuto qui per recitare il ruolo di vittima sacrificale, ci hanno creduto sino in fondo e si sono portati addirittura avanti di quattro lunghezze, creandoci difficoltà non da poco. I ragazzi hanno collezionato una serie di errori soprattutto in fase di attacco. Diverse le palle perse così come i gol sbagliati. Per fortuna – conclude Fradi –  negli ultimi cinque minuti il nostro sette ha provato a metterci una pezza e ha recuperato punto su punto agli avversari. Sino ad arrivare al concitato finale, ci può anche stare».

Prossima giornata trasferta sul difficile campo del Secchia Rubiera

Pallamano Chiaravalle: Ballabio, Molinelli, Tanfani 6, Evangelisti 2, Ceresoli S. 7, Ceresoli M., Brutti 2, Vichi 5, Giombini, Selimi 5, Santinelli, Maltoni, Rumori, Braconi 2. All. Fradi

Monteprandone: Di Cocco, Coccia 6, D’Angelo 1, Poletti, Cani 1, De Cigni, Mucci, Grilli 12, Funari, Marucci 4, Di Girolamo, Campanelli 1, Parente, Mattioli 4. All. Vultaggio

ARBITRI: Passeri – Rinaldi

Risultati 2ª giornata -andata

AMBRA – SECCHIA RUBIERA  25 – 18

RAPID NONANTOLA – OLIMPIC MASSA MARITTIMA 36 – 23

BASTIA – POGGIBONSESE 24 – 33

CARRARA – PARMA 24 – 25

CHIARAVALLE – MONTEPRANDONE 29 – 29

CAMERANO – FAENZA 18 – 21

Prossima giornata 3ª di andata

SECCHIA RUBIERA-CHIARAVALLE; FAENZA-BASTIA; RAPID NONANTOLA-CAMERANO; PARMA-MONTEPRANDONE; OLIMPIC MASSA MARITTIMA-AMBRA; POGGIBONSESE-CARRARA.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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