Chaves vince sull’Etna, Yates è la nuova maglia rosa

Il duo della Mitchelton - Scott fa tappa con il colombiano e maglia con l'inglese, arrivati assieme al traguardo. Dennis a 1'04". Oggi tappa 7: Pizzo-Praia a Mare 169 km

Etna – (Osservatorio Astrofisico) 10 maggio 2018 – La squadra australiana Mitchelton – Scott ha ottenuto una storica doppietta in cima all’Etna con il colombiano Esteban Chaves vincitore della sua seconda tappa al Giro d’Italia dopo essere andato in fuga e l’inglese Simon Yates nuova Maglia Rosa, grazie all’attacco vincente su tutti gli altri favoriti nell’ultima parte della salita finale.

Chaves e Yates insieme sul traguardo a Etna foto LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi)

Il vincitore di tappa Esteban Chaves, subito dopo l’arrivo, ha dichiarato: “È incredibile. Avevo bisogno di questo risultato per il mio ritorno al Giro dopo un anno di assenza. Alla fine è stata una tappa davvero difficile. Ringrazio innanzitutto Jack Haig per aver tirato così tanto nella fuga. Questa doppietta con Yates è come un sogno.“.

La nuova Maglia Rosa Simon Yates: La nostra tattica oggi non è stata quella che avevamo deciso con il direttore sportivo stamattina. È stata una giornata pazzesca con un sacco di attacchi sin dall’inizio. Con Esteban in fuga in un gruppo abbastanza folto mi sono tranquillizzato: potevo risparmiare un po’ di energia. Ha funzionato alla perfezione. Mi sentivo bene e ho colto l’occasione per partire. Esteban è stato in fuga tutto il giorno e ha meritato la vittoria. Sapevo che avrei preso la Maglia Rosa, sono molto contento“.

Yates in maglia rosa e il suo compagno di squadra Chaves vincitore di tappa foto LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi)

le pillole statistiche

  • Seconda vittoria di tappa per Esteban Chaves dopo Corvara 2016: è la 27esima vittoria di tappa per la Colombia al Giro. L’ultimo successo WorldTour di Esteban Chaves prima dell’Etna era stato il Lombardia, 1 ottobre del 2016. Da allora, le sue uniche vittorie sono state la terza tappa e la classifica generale dell’Herald Sun in Australia a Febbraio quest’anno.
  • Primo podio di tappa per Simon Yates al Giro. Conquista la sua prima Maglia Rosa: è il quarto britannico a vestire il simbolo del primato dopo Mark Cavendish (nel 2009, 2011 e 2013), Bradley Wiggins (nel 2010) e David Millar (nel 2011). Per la prima volta al Giro c’è un britannico in Rosa dopo un arrivo in salita. In totale, i britannici sono stati in Rosa per sette giorni fino ad oggi.
  • Quinto podio di tappa al Giro per Thibaut Pinot: quattro sono giunti in tappe di montagna. Vinse ad Asiago l’anno scorso, fu secondo al Blockhaus, terzo ad Ortisei ed ora sull’Etna. Fu poi terzo a Bergamo l’anno scorso.

risultato finale di tappa 61 – Esteban Chaves (Mitchelton – Scott) – 169 km in 4h16’11”, media 39,581 km/h
2 – Simon Yates (Mitchelton – Scott) s.t.
3 – Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) a 26″

classifica generale
1 – Simon Yates (Mitchelton – Scott)
2 – Tom Dumoulin (Team Sunweb) a 16″
3 – Esteban Chaves (Mitchelton – Scott) a 26″

La tappa di oggi venerdì 11 maggio

Tappa 7 – Pizzo-Praia a Mare 159 km – dislivello 700 m
Tappa non particolarmente impegnativa che si snoda essenzialmente lungo la strada a scorrimento veloce ss18 dalla carreggiata ampia caratterizzata dalla presenza di alcune gallerie. Unica leggera asperità di giornata la lunga e blanda salita che da Scalea porta ai 10 km dall’arrivo.

Ultimi km
Dai 10 km fino ai 5 km strada ampia e ben pavimentata con la presenza di tre gallerie. Poche centinaia di metri dopo l’uscita della galleria si lascia la statale 18 per entrare nel centro abitato di Tortora Marina prima e di Praia a Mare in seguito. Si percorrono ampi viali con solo due curve a separare il rettilineo di arrivo dal tratto precedente. Rettilineo di arrivo lungo 1.900 m (larghezza 7,5 m) su asfalto.).

maglie

  • Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Simon Yates (Mitchelton – Scott)
  • Maglia Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo – Elia Viviani (Quick-Step Floors)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Esteban Chaves (Mitchelton – Scott)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Eurospin – Richard Carapaz (Movistar Team)

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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