Ancona calcio – Il cavaliere armato disarcionato dagli ultras

La Curva Nord ha bocciato l’ultimo tentativo di salvataggio dell’avvocato Mondini

Ancona – Stavolta è davvero finita, l’Ancona, già ferita gravemente da Miani e company, è morta. Non ci sarà nessuna squadra biancorossa col cavaliere armato sul petto la prossima stagione. Dopo la rinuncia della scorsa settimana di Sergio Schiavoni e Stefano Marconi, oggi si è arreso anche l’avvocato Lorenzo Mondini, che aveva manifestato l’intenzione di far ripartire il club dorico dalla Prima Categoria, la massima serie possibile secondo il parere della Figc.

L’avvocato Lorenzo Mondini

E questa volta a fermare il tentativo di Mondini sono stati gli ultras, con un comunicato indirizzato all’avvocato dove  gli hanno ribadito che non avrebbero appoggiato e seguito il suo progetto, definito: “un salto nel buio”.

«Ringrazio Curva Nord per la sincerità e per la disponibilità dimostrata – afferma Lorenzo Mondini – la decisione degli ultras non riguarda la mia persona e neppure il campionato di Prima Categoria, semplicemente, non se la sentono di buttarsi in questa nuova avventura dopo gli ultimi due anni molto dispendiosi. Ovviamente – sottolinea Mondini – senza il consenso dei tifosi il mio progetto non può continuare».

C’è molta delusione nelle parole dell’avvocato, ed un rammarico neppure troppo velato verso chi poteva dare una mano e non ha mosso un dito: «È un vero peccato – continua – perché nessuno ad Ancona mi ha aiutato, tranne qualche sponsor come Cecconi. Oggi sarei andato a parlare con il sindaco di Falconara, Brandoni, per vedere di giocare le partite interne al “Roccheggiani”, viste le difficoltà nel poter usare il “Del Conero”. Ma ormai è tutto inutile, l’Ancona calcio sparisce così».

Il tentativo di Mondini è stato lodevole, ma è sintomatico della situazione che regna in città, ed è singolare che l’unica speranza di poter avere ancora una squadra da tifare e seguire fosse un progetto di un avvocato falconarese, partito per tentare l’iscrizione in Eccellenza e finito per cause di forza maggiore a parlare di Prima Categoria.

Nessun imprenditore si è preso la responsabilità di non far morire l’Ancona, senza parlare del compitino portato a casa dalle istituzioni che si sono limitate a dettare regole e condizioni: il paragone con altre piazze dove la squadra è fallita a giugno, vedi Latina, Mantova e Como è assolutamente imbarazzante.

I sindaci di quelle piazze si sono mossi in prima persona per dare un futuro al calcio cittadino, a differenza di Ancona dove oltre ad una teorica disponibilità per il “Del Conero” e l’area antistante non si è andati.

Da Palazzo del Popolo fanno sapere che nessun industriale si è realmente interessato alle sorti dell’Ancona; in caso contrario, hanno lasciato intendere, avrebbe trovato porte aperte.

Dunque, finisce qui. Quello di Mondini era l’unico e ultimo tentativo. Inutile aggrapparsi ad illusioni impossibili. La stagione 2017/2018 si giocherà senza l’Ancona, cancellata da ogni tabellone.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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