Sulla panchina della Nova Volley Loreto c’è Leondino Giombini

Allenerà la squadra maschile che milita in Serie B. Per lui è un ritorno in Società

Loreto, 30 giugno 2022 – La Nova Volley Loreto 2014 comunica che Leondino Giombini è il nuovo allenatore della squadra di Serie B maschile. Per lui è un ritorno dopo che nella stagione 17/18 fu preparatore atletico della squadra allora allenata da Romano Giannini.

Comincia dunque un nuovo corso tecnico per la Nova Volley dopo la stagione sotto la guida di Ippoliti, grazie all’ingaggio del tecnico marchigiano reduce dalla sua prima esperienza di SuperLega come viceallenatore a Ravenna, e che torna nelle Marche dopo aver guidato anche Ancona.

Loreto – Stretta di mano fra il nuovo coach Leondino Giombini e il presidente Franco Massaccesi

«Per noi è il profilo giusto – dice il presidente Massaccesi – perché è un tecnico che conosce bene la categoria, ha la disponibilità per seguire anche il lavoro del ricco settore giovanile maschile che sarà coordinato sempre da Marco Paolini, e lavorerà in sinergia con Paolo Calamante, Luca Martinelli e Mattia Macellari».

Nella sua carriera da tecnico, Leondino Giombini, nato ad Ancona il 30 gennaio 1975, ha avuto esperienze a Sabaudia, a Piacenza come preparatore atletico con la Lpr allenata da Giuliani, e ad Ancona con l’Accademia Volley, che ha guidato sia in C che in B prima dell’approdo in SuperLega. Nel suo percorso professionale c’è anche il ruolo di preparatore atletico della nazionale italiana femminile di beach volley nel 2018, e della nazionale maschile slovena nel 2020 guidata da Giuliani.

A coach Giombini il compito di contribuire a scegliere gli ultimi tasselli della squadra neroverde che già conta sui riconfermati Torregiani, Alessandrini, Dignani e Cozzolino, il ritorno dei fratelli Marco e Luca Massaccesi, l’arrivo dei palleggiatori Campana e Ausili e del centrale Genovesi.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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