Si separano le strade tra la Nova Volley Loreto e Romano Giannini

Il presidente Massaccesi: “Insieme abbiamo fatto un grande lavoro che ovviamente la Nova Volley porterà avanti”

Loreto, 9 giugno 2021 – Il 30 giugno si chiuderà il rapporto di collaborazione tra Romano Giannini e la Nova Volley Loreto. Il tecnico di Porto Potenza è stato per quattro stagioni allenatore della Sampress in serie B e direttore tecnico, oltre che allenatore di alcune formazioni giovanili.

Loreto – Il presidente della Nova Volley Franco Massaccesi e l’allenatore Romano Giannini,

«A nome mio personale, ma sono certo di interpretare anche il pensiero degli altri soci della Nova Volley – ha detto il presidente Franco Massaccesiringrazio Romano Giannini per la professionalità, le capacità tecniche ed umane e l’amicizia che ha sempre dimostrato a tutto il movimento della pallavolo loretana. Insieme abbiamo fatto un grande lavoro che ovviamente la Nova Volley porterà avanti per i prossimi anni con nuove figure tecniche. A Loreto ed alla Nova Volley avrà sempre amici sinceri, e contiamo di ritrovarlo ogni volta che avrà piacere di varcare le porte del PalaSerenelli».

Giannini proseguirà l’attività di allenatore del settore giovanile fino al 30 giugno.

«Abbiamo sempre creduto che per alzare il livello della pallavolo giovanile occorra investire su tecnici che svolgano professionalmente questa attività – ha aggiunto Massaccesi – e in questi mesi di pandemia non abbiamo mai nascosto anche nell’interlocuzione con la Federazione, la necessità improrogabile di creare le condizioni affinché le società possano investire in queste figure che danno professionalità e qualità a tutto il movimento, e contribuiscono a crescere giovani atleti di valore oltre che ragazzi responsabili e inclini al sacrificio per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. A Loreto, oltre che in Romano Giannini, abbiamo investito in questi anni anche su tecnici come Andrea Quintini e Luca Martinelli che si dedicano professionalmente alla pallavolo».

Il Presidente ha concluso con i saluti di rito: «All’amico Romano Giannini, ovviamente, va il saluto e un grande in bocca al lupo per le prossime sfide sportive che è pronto a cogliere».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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