Nel test di Macerata la Nova fa bella figura ma esce sconfitta

Alla Marpel Arena si impone Montalbano per 3 - 1

Pallavolo serie B maschile

Loreto – “La pallavolo è un gioco nel quale i dettagli fanno spesso la differenza e contro la corazzata Montalbano che ha sfiorato la promozione in serie A l’anno scorso, paghiamo ancora lo scotto del noviziato”.

Così coach Romano Giannini ha commentato la sconfitta dei suoi per 3-1 alla Marpel Arena di Macerata nel quinto test amichevole del suo precampionato. Gli aspetti su cui la squadra ha i margini di miglioramento più grandi sono nell’approccio alla gara e nei punti finali.

Macerata – Coach Romano Giannini della Nova Volley Loreto

“Montalbano è partita subito forte come concerne ad una grande squadra mentre noi abbiamo impiegato un set a carburare – ha detto il coach – e a questo livello non puoi permetterti partenze ad handicap. Nel finale di secondo e quarto set ci siamo fermati sul più bello perdendo le nostre certezze e consentendo ai nostri avversari di aggiudicarsi il set. Nel terzo set, invece, siamo stati costanti e concentrati dal primo all’ultimo punto ed abbiamo vinto con merito”.

L’inesperienza è un difetto che si supera giocando e trovando convinzione nei propri mezzi. Ecco quindi che già mercoledì a Morciano ci sarà un nuovo test contro una squadra di pari categoria mentre sabato 7 ottobre, al Palaserenelli, in coda alla presentazione della stagione sportiva prevista per le 16, ci sarà l’ultimo test, di lusso, contro Volley Potentino, formazione di serie A2.

“Ripartiamo dalla buona tenuta complessiva della squadra che ha dimostrato di potersela giocare anche con una delle sicure protagoniste del girone e dallo stato di forma già buona di alcuni elementi – ha concluso Giannini – Abbiamo ancora due settimane di lavoro duro prima dell’esordio in campionato e lavoreremo forte per migliorare”.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi