La Nova Volley ferma tutto per due settimane

Il presidente Massaccesi: “Stop alle attività giovanili fino al 22 novembre. La B farà sedute individuali di pesi”

Loreto, 8 novembre 2020 – Con il rinvio della partenza di tutti a campionati a gennaio, il Consiglio di amministrazione della Nova Volley Loreto ha deciso di sospendere tutte le attività sportive fino al 22 novembre. La decisione è stata presa in via precauzionale.

«Il Covid-19 non è entrato nel palazzetto di Loreto e vogliamo continuare a lasciarlo fuori – ha detto il presidente Franco Massaccesi che comunica la decisione presa collegialmente dal CdA della società da lui presieduta – Capisco la delusione di tanti ragazzi e ragazze che volevano continuare ad allenarsi per coltivare la propria passione. Finora l’hanno fatto in piena sicurezza perché sui protocolli siamo stati intransigenti ma devo ringraziare gli stessi atleti, gli allenatori e tutto il nostro staff. Prendiamo questa decisione a fini preventivi e, già come la scorsa settimana, così ci fermiamo per altre due settimane in attesa di sviluppi».

Loreto – Franco Massaccesi, presidente della Nova Volley

La società ha informato le famiglie che tutta l’attività non effettuata in questo mese, anche se non imputabile alla Nova Volley, sarà recuperata a giugno. Diversa la situazione della serie B. «Su richiesta dello stesso gruppo squadra – ha spiegato Massaccesi – e di concerto con lo staff tecnico, presenti al CdA il capitano Paco Nobili e coach Romano Giannini, diamo facoltà ai giocatori di effettuare sedute individuali nella nostra sala pesi per mantenere il tono muscolare e per farsi trovare pronti appena torneranno ad allenarsi in campo». Il campionato di serie B dovrebbe partire a metà gennaio con una formula tutta nuova.

Delicato il rapporto con gli sponsor ma il futuro è sereno. «Questa società ha agito in questi anni in maniera lungimirante – ha chiuso il Presidente – e oggi è in grado di sopportare questo stop anche grazie al fatto che abbiamo vicini sponsor-amici che vivono come noi il momento di difficoltà ma ci sostengono accompagnandoci verso la ripartenza».

 

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Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

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