Vigor e Osimana, il derby finisce 0-0

Un punto per entrambe dopo una partita molto combattuta

Promozione girone A

Vigor Castelfidardo – Osimana 0-0

Castelfidardo. Finisce 0-0 il derby tra Vigor Castelfidardo e Osimana. Un punto a testa, in una partita non emozionante, ma molto combattuta dal punto di vista agonistico.

Un punto che accontenta la Vigor Castelfidardo, miglior difesa del torneo, ma che fatica in fase realizzativa per la mancanza di pedine importanti quali Pennacchioni, Mossotti e Magi. L’Osimana recrimina per le occasioni non sfruttate.

Un gruppo di giocatori dell'Osimana
Un gruppo di giocatori dell’Osimana

E’ la squadra di Marincioni a firmare la prima azione importante poco prima del quarto d’ora con Marcu che invece di tirare serve Piccini, ma la difesa ospite chiude. Poi esce fuori l’Osimana con la doppia traversa a seguito di una punizione calciata da Colletta smanacciata sulla traversa da Martino che si ripete dopo pochi secondi su colpo di testa di Giuliani. Prima del duplice fischio due azioni quasi analoghe: un tiro di Daidone che lambisce il palo e dall’altra parte Giuliani che manca di poco la porta.

Nella ripresa da segnalare due azioni importanti. Entrambe per l’Osimana con Giuliani (respinge Martino) e l’ultima con Persiani in pieno recupero, ma l’attaccante senzatesta non riesce a incidere.

Nella prossima giornata l’Osimana ospiterà l’Atletico Alma. Per la Vigor Castelfidardo seconda sfida casalinga di fila contro il Belvedere.

 

VIGOR CASTELFIDARDO: Martino, Massetti, Franzoni, Pucci, Ortolani, Carini, Vergani, Daidone (37′ st Quintili), Marcu (16′ st Gigli), Bartomeoli (20′ st Polzonetti), Piccini. All. Marincioni

OSIMANA: Vaccarini, Baro, Postacchini, Colletta, Castorina, Durazzi, Bediako (39′ st Persiani), Ferri, Giuliani, Pericolo (30′ st Gabbanelli), Leonardi (15′ st Gallina). All. Ceccacci

Arbitro: Santoro di Pesaro Urbino


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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