Recanati. Al Tubaldi Villa Musone di misura sulla Vigor Castelfidardo

COPPIA ITALIA PROMOZIONE

VILLA MUSONE – VIGOR CASTELFIDARDO 3 : 2

RECANATI. Cinque gol e molte emozioni al Tubaldi di Recanati. A sorridere solo il Villa Musone. La Vigor Castelfidardo esce sconfitta dallo stadio recanatese. Nella prima di Coppa Italia di Promozione è la squadra allenata da Mancinelli a prendersi l’intera posta.

Marincioni, allenatore della Vigor Castelfidardo
Marincioni, allenatore della Vigor Castelfidardo

Sabato a Castelfidardo la partita di ritorno con i fidardensi che dovranno sfruttare il fattore campo per ribaltare il risultato. La partita di ieri ha visto la squadra di Marincioni in perenne rincorsa.
Sin dai primi minuti visto che dopo appena tre giri di lancette Fornari con un colpo di testa portava in vantaggio i padroni di casa.

Neanche il tempo di sistemarsi. La risposta ospite arrivava alla mezz’ora con Mossotti che sfruttava un passaggio sbagliato di De Martino infilando così Barbini.

Sembra profilarsi il risultato di parità al duplice fischio, invece De Martino riportava avanti i padroni di casa con una gran rasoiata di controbalzo da fuori area a una manciata di minuti dalla fine del primo tempo.

La ripresa non si apre meglio per i fidardensi che dopo una decina di minuti siglano il terzo gol a porta vuota con Leonardi che sfrutta alla perfezione un passaggio rasoterra. Nel finale il gol su rigore di Piccini non cambia l’epilogo della partita che vede il Villa uscire vincente. Per la Vigor, finalista la stagione passata della competizione, non tutto è perso.

VILLA MUSONE: Barbini, Albanesi, Girotti, Fornari, Lombardi M. (33’ st Piccinini), Capra, Mascambruni (21’ st Agostinelli), Tenace, De Martino (6’ st Sampaolesi), Borgognoni, Leonardi. A disp. Passamonti, Berti, Lombardi T., Tonuzi. All Mancinelli

VIGOR C.: Martino, Cerusco (36’ st Vergani), Dignani (26’ st Cervellini), Ortolani, Lucci, Carini, Daidone, Bartomeoli (18’ st Magi), Mossotti, Gigli, Piccini. A disp. Alessandrini, Quintili, Massetti, Polzonetti. All Marincioni

Arbitro: Ubaldi di Fermo

Reti: 3’ pt Fornari, 30’ pt Mossotti, 42’ pt De Martino, 9’ st Leonardi, 13’ st Piccini (rigore)


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di Paolo Fileni

Ti dice qualcosa Gian Carlo Menotti?

Quando si oscura un genio perché ‘diverso’


12 luglio 2020 – Nacque il 7 luglio 1911 a Cadegliano Viconago, un paesino di circa duemila anime in provincia di Varese. Morì a Montecarlo l’1 febbraio 2007. E già il fatto che visse 96 anni di per sé è un bel traguardo. All’età di sette anni iniziò a scrivere canzoni e a undici scrisse sia il libretto che la musica (una caratteristica che mantenne per tutta la vita) della sua opera prima ‘La morte di Pierrot’. Nel 1923, a dodici anni, s’iscrisse al Conservatorio Verdi di Milano.

È stato uno dei compositori e librettisti italiani più importanti – se non il più importante – del ‘900. Alla morte del padre, su consiglio del celeberrimo direttore d’orchestra Arturo Toscanini, si trasferì con la madre a Filadelfia, negli stati Uniti. Lì, ha scritto libretto e musica di decine di opere; diretto film per la televisione e commedie teatrali di successo negli anni ’40, ’50 e ‘60. Lì, nel 1950, ottenne il Premio Pulitzer della musica per l’opera ‘Il Console’.

Eppure, Gian Carlo Menotti (foto) in Italia non lo conosce quasi nessuno, a parte gli addetti ai lavori. Nel 1958 creò il Festival dei Due Mondi di Spoleto – che condusse in prima persona per 35 anni – replicato negli anni ‘70 dalla creazione della manifestazione gemella a Charleston (Stati Uniti) e a Melbourne (Australia). Che in Italia siano in pochi a conoscerlo artisticamente non è dovuto alla sua produzione musicale – le sue opere sono inesistenti nei palinsesti delle tv nazionali – ma al semplice fatto che Gian Carlo Menotti era un omosessuale dichiarato. Il vero motivo che lo indusse a lasciare l’Italia alla morte del padre.

Nei suoi confronti, negli anni, è stato messo in atto un ostracismo incondizionato da parte dei benpensanti, della Chiesa e dei media: troppo scomodo Menotti per l’intellighenzia nostrana di quei tempi. Troppo diverso dai canoni dell’epoca per una stampa bigotta e conservatrice che gli ha sempre dedicato il minimo spazio possibile. Oggi, un tale comportamento fa sorridere ma fino a pochi anni fa era la prassi. Meglio evitare di dover scrivere pubblicamente che Menotti aveva relazioni con Leonard Bernstein o Samuel Barber, a lungo suo compagno di vita

Ho lavorato al fianco di Gian Carlo Menotti per oltre un mese nell’edizione del 1980 del Festival dei Due Mondi a Spoleto. E, grazie a lui, ho avuto modo di conoscere artisti del calibro di Paola Borboni, Arnoldo Foà, Carla Fracci, Alexander Godunov. Ho avuto modo di apprezzare i suoi modi gentili, la sua cultura, il suo inglese perfetto e melodioso, la sua visione onirica del mondo, la sua avversione per la stupidità.

Quell’anno, a Spoleto, portò in scena la sua commedia teatrale ‘Il Lebbroso’ che toccava proprio i temi dell’omosessualità. Forse, è per questo che nessuno l’ha mai rappresenta in Italia o ne abbia mai parlato se non nel 1980. Ma oggi, visto il progredire dei costumi e della mentalità verso le legittime libertà conquistate dagli omosessuali e non solo per questo, sarebbe bello se qualche regista teatrale o qualche orchestra sinfonica portassero in scena uno dei suoi lavori. Non un mea culpa tardivo per quanto negli anni l’Italia gli abbia tolto, ma un modo per non dimenticarlo e per riconoscere una volta per tutte la sua grandezza.

Per la cronaca, quest’anno la 63ª edizione del Festival dei  Due Mondi di Spoleto è stata posticipata causa Covid. Si svolgerà dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto.

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