“Quel pomeriggio di un giorno da cani” di Antonio Restaneo

L’Ironman fidardense, nonostante la giornataccia e grazie al supporto della moglie, in Texas soffre ma taglia comunque il traguardo

CastelfidardoQuel pomeriggio di un giorno da cani… Si potrebbe riassumere così, con il titolo del noto film di Lumet, la spedizione americana del fidardense Antonio Restaneo all’Ironman 140.6 Texas 2018, a The Woodlands, amena cittadina nei pressi di Houston.

Texas – Antonio Restaneo al termine della frazione nuoto e al traguardo dell’Ironman 140.6 Texas 2018

L’Ironman è una delle distanze standard del triathlon, sport caratterizzato dall’insieme di tre discipline: nuoto, ciclismo e corsa. La distanza totale da percorrere è più lunga del Triathlon Olimpico che misura 1.500 m di nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa.

Per Restaneo la trasferta texana inizia benissimo con una frazione nuoto (3.8km) in 56 minuti (3° di categoria e 59° della generale su 2.800 partenti); e prosegue ancora meglio con una frazione in bici di 180 Km portata a termine in 5 ore e 22 minuti alla medi di 33 Km orari.

Texas – Antonio Restaneo durante la frazione in bicicletta

I guai, per lui, arrivano nella terza frazione, quella della maratona (42,195 Km.). Infatti, malgrado l’attenzione portata all’alimentazione e all’idratazione, nel torrido pomeriggio texano, forse per un colpo di calore, Restaneo ha subito due stop che lo hanno costretto in tenda medica per ricevere il supporto del personale sanitario.

Nonostante ciò, strenuamente, e con l’eroico aiuto della moglie che lo ha supportato fin dalle prime ore dell’alba, Restaneo ha ripreso la competizione e ha portato a casa la gara in 12 ore e 45 minuti, onorando così lo spirito Ironman.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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