Calcio A Castelfidardo salta la panchina di De Angelis

Sollevato il tecnico dopo il ko interno contro il San Nicolò

Serie D girone F
Castelfidardo. Domenica un secondo tempo da incubo e lunedì ecco il ribaltone. Due giorni da dimenticare per il calcio fidardense. Mister Gianluca De Angelis non è più il tecnico del Castelfidardo. Hanno deciso così i massimi dirigenti fidardensi dopo la riunione protratta fino a tarda sera nella sede del Castelfidardo calcio.

Mister De Angelis ormai ex del Castelfidardo
Gianluca De Angelis il mister esonerato dal Castelfidardo

«Una decisione sofferta, ma inevitabile – il pensiero del presidente Franco Baleani -. De Angelis lo reputo una brava persona e corretta, ma ultimamente qualcosa non andava. Anche domenica siamo usciti dal campo senza punti, in una partita dove avevamo la vittoria in pugno».

Invece alla fine dopo il danno la beffa con il ‘’giallo’’ del calcio rifilato da De Angelis a un giocatore ospite dopo il gol vittoria degli abruzzesi. Con tanto di allontanamento sia del tecnico locale che ospite che si sono beccati fin quasi all’entrata degli spogliatoi. «Ero in tribuna quindi non vicino ai fatti – continua Baleani -. Qualcosa comunque c’è stato sicuramente e mi dispiace tanto. Alla fine sono andato anche a chiedere scusa agli avversari. Sono episodi spiacevoli, come le proteste. Ultimamente stiamo concedendo anche rigori sciocchi agli avversari con strascichi polemici alla fine. Sono del parere che quando l’arbitro ha fischiato inutile poi protestare».

Fatto sta che domenica si è chiusa la seconda era De Angelis sulla panchina biancoverde. Dopo quasi quattro mesi. Durata doppia rispetto alla prima vissuta la scorsa stagione, subentrando in corsa a Bolzan a febbraio per poi dimettersi ad aprile.

Ora i dirigenti fidardensi sono al lavoro per cercare nel più breve tempo possibile il sostituto di De Angelis. Il nuovo tecnico potrebbe arrivare anche da fuori regione. E chissà se i dirigenti fidardensi riusciranno per giovedì quando il Castelfidardo scenderà a Civitanova per il turno infrasettimanale?


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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