Boxe – Il fidardense Charlemagne Metonykpon vince il Trofeo delle Cinture

Per lui a Civitavecchia settima vittoria consecutiva nei professionisti e imbattibilità confermata

photo by @MaxPetrus

Castelfidardo, 28 giugno 2021 – Il pugile professionista Charlemagne Metonykpon, 25enne di Castelfidardo, rimane imbattuto e conquista il Trofeo delle Cinture FPI 2021 dei pesi superleggeri. Nella finale disputata lo scorso weekend sul lungomare di Civitavecchia, “Charly” Metonyekpon dopo otto durissimi round, ha battuto ai punti il ventiquattrenne romano Mauro Loli.

Civitavecchia – Charly con la cintura

Lo spettacolo, anche se non è stato dei più brillanti, ha avuto un intercalare di grande intensità. Purtroppo, il pugile marchigiano non ha potuto mostrare tutta la tecnica di cui è dotato perché impedito dai continui lanci dell’avversario che è abituato a combattere sulla corta distanza, ma che in questa occasione si direbbe abbia optato letteralmente per il corpo a corpo.

Nemmeno i richiami ufficiali dell’arbitro nei confronti di Loli  per le ripetute spinte e lanci, e poi nei confronti di Charly per irregolari trattenute, sono riusciti a cambiare l’andatura del match che ha visto per la maggior parte i corpi dei due pugili quasi sempre avvinghiati tra di loro.

pantaloncini  rossi Charly, pantaloncini neri Loli

Dopo la quarta ripresa, però, seppure continuamente ostacolato dalla confusione creata ad hoc da Loli, il pugile marchigiano ha saputo staccarsi di dosso l’avversario e andare a segno con diversi diretti e ganci al volto, riuscendo così a superare l’avversario di almeno un paio di round al termine dell’incontro.

Il giusto verdetto decretato alla fine dell’incontro dai tre giudici di gara  ha sancito la vittoria del marchigiano Metonyekpon, giudizio accettato anche da Loli che sportivamente ha applaudito alla proclamazione della vittoria.

Civitavecchia – da sx Andrea Gabbanelli, Charly e Daniele Marra

In chiusura, nel corso dell’intervista a caldo, Charly ha voluto ringraziare i suoi maestri Andrea Gabbanelli e Daniele Marra della Boxing Club Castelfidardo, ed ha assicurato i suoi numerosi fans, alcuni dei quali lo hanno seguito fino a Civitavecchia, che dopo aver disputato qualche altro match di perfezionamento  punterà direttamente al titolo italiano sempre supportato dallo stesso Team vincente.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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