Torna a casa a mani vuote la Pallamano Camerano

L’Ambra s’impone in casa con uno scarto di sette realizzazioni

PALLAMANO AMBRA – PALLAMANO CAMERANO 28-21 (18-11 pt)

Poggio a Caiano (PO), 9 dicembre 2018 – La Pallamano Camerano cede in casa della Pallamano Ambra per 28-21 non riuscendo a trovare punti lontano dal palais di Camerano. Una prestazione in chiaroscuro quella dei gialloblu che hanno tenuto la gara in equilibrio fino al 20′ del primo tempo, per poi subire un parziale di 5-0 da parte dei locali che ha portato il punteggio sul 18-11. Risultato che ha chiuso la prima frazione.

In secondo piano, coach Sergio Palazzi

Nella ripresa, dopo un buon avvio dei ragazzi di coach Sergio Palazzi (18-14 dopo tre minuti di gioco), i padroni di casa sono riusciti a creare un nuovo strappo che hanno mantenuto fino al termine della partita, ricacciando indietro i tentativi di rimonta gialloblu.

Torna a casa a mani vuote il Camerano, che non conquista punti in trasferta dalla prima giornata di campionato. “Abbiamo completamente sbagliato la partita dal punto di vista difensivo – commenta coach Sergio Palazzi – Luca Maraldi è stato il migliore in campo e ha trascinato la sua squadra. La nostra strategia per limitarlo non si è rivelata efficace. Qualche decisione sbagliata di troppo nella seconda parte del primo tempo ha creato un divario che abbiamo provato a colmare ad inizio secondo tempo, ma non siamo stati continui“.

Il Tabellino

PALLAMANO AMBRA: Ballini 1, Chiaramonti 7, Ciacci, Liccese 3, Ilies, De Stefano 2, Maraldi 11, Morini, Pozzi 2, Randis, Tricci, Biagiotti 1, Logu, Ballerini, Gianassi 1, Scipioni All. Cavicchiolo

PALLAMANO CAMERANO: Badialetti 3, Boccolini 1, Campanale, Cirilli 4, Gardi 4, Marinelli 1, Sabbatini 3, Sanchez 1, Selmani, Grilli, Guerrero, Covali 4 All. Palazzi

Arbitri: Colombo – Fabbian

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Europee 2019: al voto! al voto! 2

Tra ieri, oggi, domani e domenica al voto in 400 milioni


24 maggio 2019 – Per il nono rinnovo del Parlamento dell’Unione europea sono chiamati alle urne 400 milioni di elettori. Ieri hanno iniziato a votare nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; oggi toccherà all’Irlanda, sabato 25 maggio alla Lettonia, Repubblica Ceca, Malta e Slovacchia. Infine, domenica 26, tutti gli altri Paesi dell’Unione Italia compresa.

Domenica pomeriggio, alle 18, 19 e 20, con i seggi ancora aperti in molti Paesi, l’Europarlamento diffonderà le prime stime. Ma bisognerà attendere le 20.15 per avere il primo dato aggregato su 12 Paesi, e le 21.15 per i restanti 16 Paesi. A chiusura dei seggi, dopo le 23, arriveranno le prime proiezioni sulla consistenza e la composizione dei gruppi parlamentari.

Brexit Regno Unito – Ora che la data limite per l’uscita dall’Eu del Regno Unito è stata fissata al 31 ottobre, il paradosso è che Londra manderà a Strasburgo 73 eurodeputati che, se l’accordo del ritiro venisse approvato entro il 30 giugno, non si insedierebbero neppure dal momento che il nuovo Parlamento s’insedia il 2 luglio. Se ciò dovesse avvenire, dei 73 seggi 46 verranno congelati e 27 redistribuiti fra i 14 Paesi che ne hanno diritto. All’Italia ne andrebbero 3.

In Francia il voto europeo viene considerato un vero e proprio referendum su Macron. Il presidente è in calo nei sondaggi per via degli scandali di Palazzo, dimissioni di ministri e proteste dei gilet gialli. Lo spauracchio dell’astensionismo è forte: secondo i sondaggi 3 giovani su 4 non si presenteranno alle urne.

La Germania è il Paese che esprime più eurodeputati: 93. I sondaggi dicono che la Cdu-Csu della cancelliera Merkel viaggia su un solido 30%, l’ultradestra dell’Afd è ferma al 13% così come liberali e sinistra. A stravolgere tutto potrebbero essere i Verdi, secondo partito al 20%. Con l’Spd che rischia d’incassare il peggior risultato degli ultimi decenni. Se così avverrà, sarebbe la fine per la Grosse Koalition messa in piedi dalla Merkel.

In Spagna, con il socialista Sànchez da un mese vittorioso delle Politiche ma non ancora in grado di formare un Governo, i sondaggi vedono in calo il Pse e i popolari, mentre sono in crescita la sinistra di Podemos e il centrodestra di Ciudadanos. Vera incognita l’ultradestra sovranista di Vox, per la prima volta alle elezioni europee.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Quartetto di Visegrad – sono considerate illiberali ed euroscettiche, portatrici dell’ondata populista. Mine vaganti ma solide nei loro princìpi di difesa della sovranità e del territorio. Resta da vedere come reagiranno i loro elettori nelle urne.

Della situazione dell’Italia ne ho parlato nel precedente editoriale. Comunque andrà, il 27 maggio nulla sarà più come prima. A meno che l’attaccamento alla poltrona dei gialloverdi non sarà più forte delle loro innegabili differenze. Prevedo un carico di superlavoro per il Presidente del Consiglio Conte un superSarto che, se vorrà durare, dovrà ricucire molti superstrappi.


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