Pallamano serie B. Camerano, Natale al vertice della classifica

Camerano – Città Sant’Angelo: 22-16

Camerano: Badialetti, Baldoni, Boccolini, Campanale, Fabiani, Marinelli, Marseglia, Osimani, Recanatini D., Recanatini M., Recanatini P., Scandali, Cirilli, Corina.

CittàS ant’Angelo: Di Domeinico, Dogali, Potenza, Guerra, Di Stefano, Ciarrocchi, D’Agostino E., D’Agostino M., Memeo, De Lucia, Colleluori E., Colleluori A., Di Giovanni, Samuele.

Camerano. Quinto trionfo consecutivo per il Camerano, che riafferma il primo posto in classifica con 15 punti complessivi. Un bel regalo di Natale che i giocatori fanno a se stessi, al mister e a tutti i tifosi.

Il Camerano in attacco
Il Camerano in attacco

Partenza blanda dei locali rispetto ai ben stimolati giocatori del Sant’Angelo, che non perdono l’occasione per guadagnare un netto vantaggio. Dopo un altalenante inizio, dove il Camerano rimane sempre in svantaggio di un punto, la squadra di Mister Ernani allunga la distanza aumentando il vantaggio a tre punti. La prima frazione di gioco termina col punteggio di 11 a 8 a favore del Città Sant’Angelo.

Nella ripresa Il Camerano entra in campo con più determinazione. La pausa negli spogliatoi è servita a mister Cardogna per dare la carica e le giuste motivazioni ai suoi ragazzi. Che raggiungono il pareggio nel volgere di pochi minuti.

Da qui in avanti non c’è storia. Superati gli avversari il Camerano veleggia verso l’ennesima vittoria in scioltezza. I locali chiudono l’incontro con un vantaggio di 6 gol, in tutta sicurezza. Da sottolineare la bella prova fra i pali del tenace portiere Marseglia e, in mezzo al campo, di Paolo Recanatini.

Adesso, tutti a casa a festeggiare il Natale e il nuovo anno. Il campionato va in pausa, si riprenderà domenica 22 gennaio come da calendario.

LA CLASSIFICA

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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