Pallamano Camerano oscura Chiaravalle

Consumata la vendetta dei padroni di casa che all’andata avevano perso a casa dei biancoblù

Pallamano Serie A2 maschile – quarta giornata di ritorno

Camerano – Pallamano Chiaravalle  33 – 20          

primo tempo 17 – 6 

Camerano – Palazzetto pieno e partita attesissima quella giocata ieri in serata fra la Pallamano Camerano e i cugini del Chiaravalle. Oltre ai due punti in palio, importantissimi a questo punto della stagione per raggiungere l’obiettivo salvezza, c’era in ballo quella gran voglia di riscatto da parte dei padroni di casa dal momento che all’andata il Chiaravalle aveva vinto.

Camerano – Chiaravalle

Una sconfitta che bruciava e che aveva lasciato il segno nei ragazzi di Campana e Cardogna, scesi in campo ieri con quel qualcosa in più in corpo e nella testa.

E il riscatto c’è stato. Pronti via, e dopo otto minuti il Camerano è già sul 6 a 2. Chiaravalle subisce l’iniziativa dei locali, perde palloni preziosi e va in difficoltà. Al 17° il Camerano allunga sul 10 a 5 e non si ferma nella sua azione se non al termine del primo tempo che si conclude 17 a 6.

Chiaravalle messa sotto pressione dal Camerano

Ottima prestazione di tutti i giocatori, belle manovre e possibilità per tutta la panchina di scendere in campo. Con il portiere Sanchez sugli scudi che calibra millimetrici palloni per i contropiede dei suoi.

Nella seconda frazione di gioco l’andazzo non cambia. Il Camerano è ben organizzato in campo e amministra la partita e il risultato che cresce in modo esponenziale. Il pubblico si diverte e fa il tifo per i propri beniamini che chiudono l’incontro 33 a 20.

Camerano attacca e Chiaravalle difende

Fra i migliori in campo, il già citato Sanchez e Oz in porta, oltre al giovane terzino Manfredi che, entrato negli ultimi cinque minuti, ha registrato ben tre gol nel suo personale carnet. Soddisfazione palpabile per la società che incassa la quinta vittoria. Certo, c’è ancora parecchio lavoro da fare ma l’umore è buono e il gruppo è molto coeso.

Per Campana e Cardogna ora c’è tempo a disposizione per preparare il prossimo impegno in trasferta, fissato per il 24 febbraio a Poggio a Caiano contro l’Ambra, dal momento che il calendario si ferma per un turno.

Camerano : Badialetti 5, Beducci, Boccolini 3, Campanale, Marinelli 7, Marseglia, Osimani, Pagliarecci 4, Recanatini, Sanchez, Scandali 6 , Cirilli 2, Gardi 3, Manfredi 3. Allenatori: Campana e Cardogna

Chiaravalle: Ballabio, Molinelli, Maltoni, Rumori 1, Brutti 2, Tanfani 6, Vichi 2, Selimi, Evangelisti 1, Cerisoli S. 2, Cerisoli M. 1, Barigelli 5. Allenatore Fradi

Arbitri: Dionisi Maccarone

Risultati 4ª giornata di ritorno

SECCHIA RUBIERA – MONTEPRANDONE 36 – 22

FAENZA – CARRARA 35 – 17

RAPID NONANTOLA – AMBRA 26 – 24

OLIMPIC MASSA MARITTIMA – BASTIA 44 – 25

POGGIBONSESE – PARMA 14 – 23

CAMERANO – CHIARAVALLE 33 – 20

5ª di ritorno – 24 febbraio

CARRARA – RAPID NONANTOLA

MONTEPRANDONE – POGGIBONSESE

AMBRA – CAMERANO

PARMA – FAENZA

BASTIA – SECCHIA RUBIERA

CHIARAVALLE – OLIMPIC MASSA MARITTIMA

 

di Rosalba Rubini


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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