Pallamano Camerano espugna il campo di Bologna

I gialloblu chiudono il 2018 con un successo esterno

2 AGOSTO BOLOGNA – PALLAMANO CAMERANO 30-33 (12-21 pt)

Bologna, 23 dicembre 2018 – La Pallamano Camerano chiude il 2018 con un’importante vittoria. I gialloblu espugnano il campo della 2 Agosto Pallamano per 33-30 ottenendo così il secondo successo consecutivo. Due punti preziosi per la classifica, che permettono ai ragazzi di coach Sergio Palazzi di risalire la china.

Partita subito molto avvincente: dopo dodici minuti di sostanziale equilibrio i gialloblu prendono il largo grazie alle reti di Badialetti e Marinelli, chiudendo la frazione avanti sul 21-12.

In secondo piano, coach Palazzi

Alla ripresa delle ostilità dopo aver toccato il +11 in più d’un occasione nei primi otto minuti, complice qualche errore e qualche decisione arbitrale rivedibile, i locali riescono a riavvicinarsi alla Pallamano Camerano. Negli ultimi dieci minuti si segna poco da ambo le parti, tuttavia i gialloblu rimangono concentrati sino alla fine non permettendo l’aggancio ai padroni di casa.

Finisce 33-30 per i ragazzi di coach Sergio Palazzi. “È stata una partita dai due volti – commenta l’allenatore gialloblu – Il primo tempo è stato praticamente quasi perfetto, abbiamo colpito i punti deboli della difesa di Bologna e siamo riusciti a recuperare anche alcuni palloni importanti. Nella ripresa, come preventivabile, i padroni di casa hanno schierato una difesa più aggressiva che ci ha messo maggiormente in difficoltà. Spesso abbiamo giocato in inferiorità numerica per chiamate arbitrali a volte giuste e a volte discutibili, quindi non siamo riusciti a trovare continuità. Bologna è riuscita a recuperare il margine anche se non ha dato mai l’impressione di poter riuscire a ribaltare la gara. La classifica rimane sempre corta – conclude coach Palazzi – e ci faremo trovare pronti alla ripresa del campionato“.

Il Tabellino

BOLOGNA: Catabriga 2, Bedosti 1, Vanoli 7, Tedros 7, Da Silva, Cattabriga 3, Mei L. 2, Mei D. 3, Severino, Calistri, Benglo 4, Manetti, Bogdan 1, Mandelli, Sidibe All. Melis

CAMERANO: Sabbatini 4, Grilli 7, Gardi, Galli 7, Scandali, Marinelli G. 3, Selmani 1, Campanale, Marinelli T., Covali 1, Sanchez, Manfredi, Badialetti 9, Guerrero 1 All. Palazzi 

Arbitri: Dana – Ricciardi

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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