Matteo Bellotti entra nello staff tecnico della Pallamano Camerano

Prima giocatore in A1 poi coach della femminile nazionale di Cassano Magnago

Camerano, 10 giugno 2020 – La Pallamano Camerano mette il primo tassello per la prossima stagione. La società gialloblu annuncia l’entrata nello staff tecnico della prima squadra di Matteo Bellotti, un tecnico giovane e preparato con tutti i requisiti ricercati dalla dirigenza cameranese.

Bolognese classe ’91, con alle spalle un’interessante carriera da giocatore che lo ha visto calcare i parquet di A1 con Bologna, Carpi e Cassano Magnago, Bellottida da due stagioni ha intrapreso la carriera di tecnico guidando sia la squadra femminile di Cassano Magnano nel massimo campionato nazionale, sia le giovanili dei varesini, vincendo con la maschile il titolo Under 17.

Matteo Bellotti

Tanto entusiasmo da parte del nuovo tecnico che sarà impegnato anche nel settore giovanile.

«Si tratta per me di una sfida affascinante – commenta coach Bellotti – Mi è subito piaciuto il progetto della Pallamano Camerano, una società ambiziosa e con tanta voglia di crescere, ed anche la possibilità di lavorare con una squadra giovane, e nel settore giovanile, sono degli aspetti che cercavo. Sarà la mia prima volta in una prima squadra maschile dopo la femminile, anche se ho avuto una breve parentesi anche con la prima squadra maschile di Cassano Magnago, e non vedo l’ora di iniziare».

Per coach Bellotti si tratta della prima esperienza lontano da Cassano Magnago dove ha iniziato da tecnico.

«Esatto – rimarca il neo allenatore gialloblu – Sarà tutto diverso perché a Cassano sono esploso come giocatore e poi due anni fa, a causa di una tendinite latente al piede, ho preso la decisione di intraprendere la carriera da allenatore full time, che era comunque un mio desiderio. La società mi ha dato l’opportunità di iniziare questa nuova avventura ma venivo ancora visto come un giocatore. Qua a Camerano sarà diverso perché non mi porto dietro i miei trascorsi da giocatore, però sono ancora in discreta forma e se serve in allenamento… potrei ancora giocare (ride, ndr)».

Un ambiente, quello di Camerano, che coach Bellotti non vede l’ora di conoscere.

«Mi hanno parlato bene della società ed anche della città – conclude Matteo – inoltre ho la fortuna di conoscere già Davide Campana, Cristiano Giambartolomei e Mario Sanchez, che ho incontrato da avversari sul campo, mentre con Roberto Scandali abbiamo svolto insieme il corso da allenatore. Non vedo l’ora di iniziare».

 

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di Paolo Fileni

L’immortalità di Giacomo Leopardi

Quel L’Infinito che quando ti entra dentro non t’abbandona più


27 giugno 2020 – 222 anni fa nasceva a Recanati tal Giacomo Leopardi (foto), precisamente il 29 giugno. E a distanza di tanto tempo ancora ne parla il mondo intero. Lo stesso giorno, ma 156 anni dopo, sono nato anch’io ma chissà per quale insondabile motivo non ne parla nessuno. Sarà che lui ha visto la luce in una ridente cittadina all’interno di una nobile famiglia, mentre chi scrive l’ha vista da San Marcello all’interno di una famiglia di estrazione contadina… Chi vuoi che sappia dove sta San Marcello?

Scherzi a parte, e la data di nascita non c’entra nulla, l’immenso Giacomo Leopardi è di gran lunga il mio poeta preferito. Anche Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio m’hanno sempre intrigato, lo confesso, ma il Leopardi parecchio di più.

Delle celebrazioni del 222esimo dalla sua nascita parliamo in altra parte del giornale, qui, nello spazio tutto mio, vorrei parlare di lui in modo intimamente personale. La gran parte dei giovani e degli studenti di oggi, con tutta probabilità avranno conosciuto il Leopardi grazie a ‘Il giovane favoloso’, il bellissimo film di Mario Martone uscito sugli schermi nel 2014 e interpretato mirabilmente da Elio Germano.

Personalmente l’ho conosciuto (culturalmente parlando) sui banchi di scuola, anche se all’epoca mi risultò alquanto palloso. Ma all’epoca mi risultava pallosa quasi ogni materia che mi veniva insegnata, applicazioni tecniche a parte. A farmelo riscoprire nella sua immensa grandezza di studioso e letterato, quando avevo poco più di vent’anni, fu un’insegnante di recitazione durante un corso che frequentai presso il Teatro Nuovo di Torino. Fu lei a insegnarci la corretta lettura e dizione de l’Infinito. E all’improvviso, davanti agli occhi e nel profondo del cuore, mi si aprì un mondo fantastico che mi cambiò e mi fece crescere intellettualmente.

Ho amato ed amo tutt’ora L’Infinito, al punto da inserire questa poesia nel mio romanzo ‘Il destino dei tonni’, mettendola in bocca e nei pensieri di una ragazza siciliana di umili origini che nel 1957 paragona gli “… interminati spazi di là da quella (siepe), e sovrumani silenzi e profondissima quiete…” , all’orizzonte e agli spazi infiniti del mare che vede dal porticato di casa sua a Porticello (Palermo).

Una forzatura letteraria, la mia, che testimonia l’universalità della poesia quando a rendere visione palpabile un sentimento, una riflessione e un’emozione è un grandissimo della nostra letteratura. La profondità culturale e la sensibilità di Giacomo Leopardi non hanno uguali nella sua sofferenza interiore, nella sua visionaria lucidità. L’immenso poeta meraviglioso tocca corde sensibili e sottilissime che mi porto dentro da sempre. “E il naufragar m’è dolce nel Suo mare”.

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