Judo – Terni d’oro per Jean Carletti e Sara Giannelli nel trofeo Umbria green

Nel Gran Prix senior nazionale, bronzo per Cecilia Calvigioni

Terni – Trasferta in terra umbra per i ragazzi del Judo Club Camerano e nello specifico a Terni, dove si è svolta la seconda prova del Gran Prix senior nazionale 2018 e il trofeo Umbria green riservato alla classe cadetti.

Sicuramente la prova più importante riguardava i senior. I tecnici del Camerano hanno tenuto a riposo gli atleti che sabato 12 e domenica 13 maggio saranno a Ostia per la finale del Campionato Italiano Junior e hanno schierato invece la senior Cecilia Calvigioni nella categoria -57 kg.

Terni – Cecilia Calvigioni sul terzo gradino del podio

Cecilia, atleta dal grande carattere, si allena a Camerano da ormai un paio d’anni e dopo un lungo periodo di inattività sta tornando sui suoi livelli che in passato gli hanno già permesso di conquistare medaglie in finali nazionali. In questa occasione ha vinto nettamente e senza patemi alcuni i primi due incontri per poi approdare in semifinale dove, in netto vantaggio, ha pagato caro un calo d’intensità che ha permesso alla sua avversaria di rientrare nell’incontro e di superarla per sanzione. «Non stiamo qui a sottolineare la svista arbitrale (ammessa dagli ufficiali di gara stessi), preferiamo assumerci le nostre responsabilità» è il commento del Judo Club.

Nella finalina per il terzo e quarto posto altro brillante incontro per la Calvigioni e medaglia di bronzo conquistata.

Terni – Medaglia d’oro per Jean Carletti

Nel pomeriggio è stata la volta dei cadetti. Il due volte Campione d’Italia under 15 e vice campione d’Italia in carica under 18,  Jean Carletti, ha conquistato la medaglia d’oro pur combattendo nella categoria dei pesi massimi, dopo una settimana di influenza e nessun allenamento svolto. Oro anche per Sara Giannelli seppure in una categoria dove erano presenti solo due atleti.

Prove incoraggianti anche per Matteo Manzoni e Gabriele Giannelli mentre è da rivedere Alessio Recanatini ancora indietro soprattutto dal punto di vista caratteriale.

Terni – Sara Giannelli sul gradino più alto

«Sono estremamente contento per Cecilia – ha commentato il tecnico Marco Montanari – anche se l’oro oggi era ampiamente alla sua portata, è stato importante tornare sul podio dopo diverso tempo. Le prime gare dopo la lunga inattività sono state molto difficili e venirne fuori è merito esclusivo della ragazza. Nonostante risieda a Civitanova Marche, e oltre allo sport sia impegnata anche nel lavoro, riesce con notevoli sacrifici a ottenere ottimi risultati».

Sguardo ora al prossimo week end e alla finale del Campionato Italiano under 21 dove il Camerano sarà il Club della regione con più atleti in gara, Alessandro Manzoni e Francesco Malatini nei maschi, e Arianna Manzoni e Priscilla Binci nelle ragazze, saranno gli atleti ai blocchi di partenza.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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