Judo, Jean Carletti per la quarta volta campione italiano Under 21

Il suo tecnico Marco Montanari entra nello staff tecnico nazionale

Camerano, 22 novembre 2021 – Sabato 20 novembre si sono svolti a Ostia Lido nella struttura federale del PalaPellicone i Campionati Italiani Under 21. Jean Carletti, del Judo Club Camerano, ha vinto nettamente e senza discussioni di sorta il suo quarto titolo italiano alla fine di una gara senza sbavature.

Jean Carletti del Judo Club Camerano sul gradino più alto del podio ai Campionati italiani Under 21

Testa di serie numero uno del tabellone, Jean ha debuttato in gara direttamente ai quarti di finale. Da lì, tre vittorie nette su altrettanti avversari gli hanno regalato l’ennesimo oro. Con questa prestazione l’atleta di Camerano si conferma ai vertici della sua categoria, e si prepara per i suoi primi Campionati Italiani Assoluti di dicembre dove sicuramente non parte da favorito ma venderà cara la pelle.

Sabato, nella stessa gara, erano presenti anche i fratelli Sara e Gabriele Giannelli che hanno concluso rispettivamente al settimo e all’undicesimo posto.

Le buone notizie dal Judo Club Camerano non finiscono qui: il coach Marco Montanari è infatti entrato nell’organico della FIJLKAM come collaboratore tecnico della Nazionale Universitaria. Una grande soddisfazione per il Club, e il riconoscimento per Montanari dell’ottimo lavoro svolto negli anni che ha portato questa piccola realtà a distinguersi in Italia e non solo.

Jean Carletti e il suo tecnico Marco Montanari

«Jean ha vinto come da pronostico questo titolo italiano – il commento del tecnico – Quando si gareggia con la responsabilità di non poter sbagliare non è mai semplice e lui è stato molto bravo. Ora ci prepariamo a dovere per gli Assoluti dove, oltre a Jean, il nostro Club avrà in gara quattro atleti che sono sicuro sapranno farsi valere nella gara più difficile ma anche più bella dell’anno».

Complimenti per il suo incarico nello staff tecnico nazionale.

«Sono molto orgoglioso – dichiara Montanari in conclusione – soprattutto perché l’incarico è venuto in maniera assolutamente spontanea dalla nostra Federazione, e anche per il Judo Club Camerano è motivo di grande orgoglio. Il Judo non è la mia professione, ma al di là di questo farò del mio meglio per svolgere l’incarico nel migliore dei modi».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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