Jean Carletti convocato agli Europei U21 in Lussemburgo

L’atleta del Judo Club Camerano si è guadagnato la fiducia di tutto lo staff tecnico della Nazionale

Camerano, 3 settembre 2021 – Dal 9 al 12 settembre in Lussemburgo si svolgeranno gli Europei Under 21 di judo. L’atleta Jean Carletti, del Judo Club Camerano, è stato convocato dalla Nazionale Italiana per partecipare a questo importante evento che, tra l’altro, anticipa di qualche settimana il Campionato del Mondo che si svolgerà in Sardegna ad ottobre.

Jean Carletti 

Jean Carletti, più volte Campione Italiano, ha già partecipato nel 2019 ai Campionati Europei e Mondiali nella classe Under 18. Nonostante nel 2020 non si siano svolte attività internazionali causa pandemia, il judoka cameranese, grazie alla vittoria nelle finali nazionali dello scorso giugno, ha dimostrato di essere al vertice della sua categoria di peso: 100 kg.

Il ragazzo appena diciottenne è al suo primo anno, dei tre nella classe Junior, come anche al suo debutto nella categoria dei -100kg. Le prime prove di Coppa Europa disputate quest’estate hanno dimostrato che per lui c’è ancora molto lavoro da fare, ma essere sempre presente nelle convocazioni della Nazionale per qualsiasi evento è sinonimo di grande fiducia anche da parte dello staff tecnico azzurro.

Il tecnico Marco Montanari e Jean Carletti

Il Covid ha praticamente portato via un anno e mezzo di attività. Jean Carletti, così come tutti gli altri ragazzi del Club, ha dovuto affrontare un periodo molto difficile ma la società ha saputo organizzarsi bene ed andare avanti.

«Non è stato facile, ma la nostra società ha spalle larghe e cammina con le proprie gambe – il commento del tecnico Marco Montanarile convocazioni di Jean in Nazionale, così come le medaglie alle finali nazionali dello stesso Carletti e di Arianna Manzoni, con il quinto posto di Gabriele Cigolini, lo dimostrano ampiamente. Partecipare ad un altro Campionato Europeo è motivo di grande vanto per il nostro Club, un incentivo a continuare sulla strada intrapresa».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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