Gli juniores del Judo Club Camerano brillano a Lignano Sabbiadoro

Arianna Manzoni oro e Priscilla Binci bronzo

Camerano – Un altro weekend di gare e un altro risultato di assoluto prestigio per i ragazzi del Judo Club locale. Questa volta a Lignano, nell’importante trofeo Internazionale Alpe Adria riservato agli atleti Under 18 e Under 21.

Questo Trofeo, giunto alla 23ª edizione, vanta la partecipazione dei migliori atleti italiani e di un buon numero di società straniere. Se il sabato gli atleti under 18 del Judo Club Camerano non hanno offerto prestazioni convincenti, la domenica è stata tutt’altra musica con in gara i ragazzi più grandi.

Lignano Sabbiadoro – Arianna Manzoni sul gradino più alto del podio

Medaglia d’oro per Arianna Manzoni nei -70 kg. con quattro incontri tutti vinti prima del limite con una prestazione davvero convincente. Arianna ha cambiato, in accordo con il proprio tecnico, la propria categoria di peso e sembra così di aver trovato un buon equilibrio. Nelle ultime gare ha vinto ad Eboli un’altra prova del Grand Prix Nazionale, ha contribuito in modo determinante alla medaglia di bronzo agli Assoluti a Squadre, si è ben difesa nell’Assoluto individuale 2018 ed ha ottenuto questo oro.

La ragazza da sempre dispone di mezzi fisici e tecnici assoluti, deve solo riuscire ad esprimersi con continuità a questi livelli.

Lignano Sabbiadoro – Il bronzo Priscilla Binci, seconda da destra

Medaglia di bronzo nei -52 kg per Priscilla Binci al termine di 4 incontri veramente tirati. Priscilla non era decisamente nella sua giornata migliore, nonostante ciò è riuscita ad andare a medaglia. Quest’atleta difficilmente tradisce negli appuntamenti che contano e quasi sempre ottiene medaglie pesanti.

Buona prestazione anche per Alessandro Osimani nei -73 kg uomini che con due belle vittorie è approdato fino agli ottavi di finale, fermato da un atleta Sloveno.

«I nostri Juniores sono sempre una garanzia e le ragazze in particolare ci stanno abituando davvero bene – ha esultato il tecnico Marco Montanari – Su tre atleti presentati, ottenere due medaglie a questo livello è davvero una gran cosa. Sono dispiaciuto per la prova opaca dei nostri cadetti, devono sicuramente crescere molto per primeggiare a queste categorie».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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