Francesco Polenta, cameranese doc, non vede l’ora di rientrare

È tornato a “casa” spinto dalla volontà di giocare con la maglia del suo paese. Fermo ai box, lavora duramente per tornare a dare il suo importante contributo

Camerano. Francesco Polenta, cameranese doc che scalpita per rientrare. Il centrocampista di Camerano e del Camerano è costretto ai box da quasi un anno. Un infortunio con conseguente intervento chirurgico al ginocchio gli ha fatto saltare gran parte del campionato di Promozione dello scorso anno, ma anche tutto l’avvio in Eccellenza. In estate infatti ha lavorato per rientrare ma il 19 settembre scorso è stato costretto a tornare sotto i ferri per dare una “sistematina”. Quindi è tornato al lavoro in palestra e ora attende con ansia di tornare protagonista in campo.

Nonostante la sua assenza “fisica”, Francesco – che due anni fa volle fortemente tornare a giocare per la squadra del suo paese – non sta facendo mancare il suo apporto morale alla squadra.

Francesco Polenta in una foro d'archivio
Francesco Polenta, in pieno dribbling, in una foro d’archivio

«Purtroppo non posso fare diagnosi sul mio ritorno in campo – racconta -. Dopo un stop così lungo non voglio affrettare i tempi, ma tornare solo quando sarò recuperato al cento per cento per evitare ricadute. Quanto alla squadra sono soddisfatto della partenza. Ce la siamo giocata con tutti, anche nelle sconfitte, ma dobbiamo crescere e cercare di centrare il prima possibile la salvezza. Una volta raggiunto il nostro obiettivo sarà tutto di guadagnato, non poniamoci limiti per il futuro».

Francesco Polenta “core de Camerano” potremmo dire. Anche se non è il solo “indigeno” della società gialloblu. Al contrario, quasi metà dei ragazzi che compongono la rosa della prima squadra sono di Camerano: capitan Principi in primis, poi Tommaso Polenta, Defendi, Nicola Santini, Biagioli, Recanatini, Baldarelli, D’Antonio. Non solo: a differenza di quasi tutte le altre società, l’intero staff societario e tecnico della prima squadra è composto interamente da cameranesi, evento più unico che raro in un campionato come quello di Eccellenza. A tal proposito, Francesco sottolinea: «Per un ragazzo di Camerano, giocare nel Camerano è una soddisfazione immensa, specialmente in un campionato di alto livello come l’Eccellenza. Anche perché si è creato uno splendido rapporto con i tifosi che sono di gran lunga aumentati negli anni».

Prima di salutarci Polenta parla della gara di sabato, 29 ottobre, quando allo Stadio Montenovo arriva il fanalino Folgore Veregra premunendo i compagni di: «fare attenzione a questa sfida insidiosa. Bisogna entrare in campo molto più concentrati del solito», mentre lui farà il tifo da fuori. «Sarà prezioso anche l’aiuto del pubblico, spero di vedere gli spalti con tanta gente»: parole e auspicio di un cameranese doc come Francesco Polenta.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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