Contro la capolista Faenza la Pallamano Camerano depone le armi

Troppo grande il divario con gli sportivissimi faentini che non infieriscono con gli ospiti

Faenza – Camerano 31 : 20

Faenza – Ieri, sabato 27 gennaio alle ore 18.30 al Palacattani di Faenza si è svolta la seconda giornata di ritorno del campionato maschile di serie A2 girone C: Faenza vs Camerano.

Avvio sofferto quello del Camerano contro la prima in classifica che detiene il record di 12 partite vinte su 13 giocate.

Un attacco del Camerano contro la capolista Faenza

La capolista mette subito i puntini sulle i e prende il largo, nulla da fare per gli ospiti. Il parziale del primo tempo la dice lunga sulla differenza in campo: 17 a 9.

Nella seconda frazione di gioco entrambe le squadre si adattano al risultato e non giocano più per la partita in corso. Talmente profondo il divario che utilizzano il tempo restante a provare schemi e giocate. Inutile incaponirsi a cercare di trovare il gol a tutti i costi: si rischia di farsi male.

Giusto per la cronaca, l’incontro è terminato 31 a 20

Ed è questo lo spirito giusto messo in campo dai ragazzi di Cardogna che hanno lasciato Faenza senza patemi: “Ci siamo divertiti“ è stato il loro commento. La prossima partita il Camerano la giocherà in casa, domenica 4 febbraio alle ore 18.00, contro il Nonantola.

Faenza: Minarini, Garnero, Fadda 5, Vanoli 2, Lega 4, Ceroni 3, Bartoli, Folli 1, Panetti 1, Alpi 4, Mandelli, Babini 1, Rossi 4, Tramonti 6. Allenatori: Ronchi e Dal Monte

Camerano: Osimani, Cirilli 4, Gardi 2, Recanatini M. 1, Recanatini P., Pagliarecci 4,  Scandali 5 , Marinelli, Campanale, Fabiani, Boccolini 1, Badialetti 3, Marseglia. Allenatore Cardogna

Primo tempo: 17 – 9

Risultato finale: 31 – 20

 

di Rosalba Rubini


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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