Camerano – A luglio torna il torneo di “Dodgeball”

Tre serate al campetto Ballarini, aperte a tutti, all’insegna del divertimento e dello stare insieme

Camerano – Il 12-13-14 luglio al campetto “Ballarini ” si svolgerà il 7° torneo di Dodgeball, organizzato dalla Pallamano Camerano.  Un gioco semplice e divertente il Dodgeball, che mette tutti d’accordo: grandi e piccini.

In fondo, nient’altro che la versione moderna della Palla avvelenata: si gioca in 6 e lo scopo del gioco è quello di eliminare gli avversari colpendoli con la palla.


CATEGORIE DI GIOCOMini: tutti i bambini della scuola primaria ma anche più piccoli se lo vogliono. A loro, ogni giorno del torneo, è stata dedicata la fascia oraria che va dalle 18.30 alle 19.30.

Ragazzi: tutti quelli che fanno parte della scuola secondaria, giocano dalle 19.30 alle 20.30.

Open: tutti i nati prima del 2002. Giocano a partire dalle 21.

Molto semplici le regole.

  • Per eliminare gli avversari bisogna colpirli non sulla testa, con un lancio diretto e non di rimbalzo.
  • La palla va afferrata al volo dopo che è stata lanciata dagli avversari.
  • Non si può uscire dal campo senza motivo.
  • E’ vietato tenere la palla ferma in mano per più di 5 secondi.
  • Per liberarsi, una volta colpiti, occorre bloccare al volo la palla lanciata dagli avversari.
  • Per difendersi bisogna schivare le palle lanciate (si gioca con 6 palle in campo).
  • Si può usare una palla come scudo.

Vince chi elimina tutti gli avversari o chi rimane con più giocatori in campo alla fine del tempo prestabilito.

Un torneo, quello del Dodgeball, che è un vero e proprio momento di aggregazione sia per i giocatori sia per il pubblico. Un’occasione ludica dove giovani e famiglie stanno insieme divertendosi.

Venerdì 7 luglio, dalle 19 alle 20 presso il campetto Ballarini, è prevista una riunione con tutti i capitani delle squadre per definire le modalità del torneo.

Nelle tre serate della contesa sarà possibile mangiare panini e approfittare del parco che circonda il Ballarini.

ISCRIZIONI

Inviare una mail a: rosalbarubini@gmail.com  entro il 7 luglio, indicando: nome, cognome, anno di nascita dei giocatori e nome della squadra
 

Rosalba Rubini


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel Sanremo che non c’è più

E che il Covid non sia la scusa per coprire la latitanza della canzone italiana


3 marzo 2021 – Si può scrivere, perché in fondo lo penso davvero, che la prima serata del 71° Festival della canzone italiana di Sanremo non mi sia piaciuta? Facile sparare sulla Croce Rossa, certo, ma proprio non ce la faccio a trovare aggettivi “complimentosi”. E se a metà serata di un brodo allungato con cento banalità mi sono addormentato sul divano – non mi era mai successo nelle ultime cinquanta edizioni – significa che proprio non mi è piaciuto.

Direte: sei cattivo, ingeneroso, fallo tu, in questi tempi da colera, un Festival come si deve. Un Festival con le mascherine, senza pubblico, con l’obbligo del distanziamento. Anzi, di più, con l’obbligo di farlo a tutti i costi perché i conti Rai vanno messi a posto costi quel che costi.

Osservazioni sacrosante, certo; infatti, fosse dipeso da me non lo avrei fatto. Ma non è questo il punto dal mio punto di vista, sia ben chiaro. Un punto di vista del tutto personale di uno che, siccome paga obbligatoriamente un canone per accendere la Rai, si sente autorizzato a esprimere pubblicamente quel che della Rai gli piace o non gli piace. Direte: se non ti piace, cambia canale. Certo, azione possibile ma, se lo facessi, porrei fine ad una onorata carriera ormai antica di fedelissimo del Festival che in passato non ha mai saltato un’edizione. Perché troncare di netto la mia personalissima corsa verso un record: quello cioè d’ascoltatore fedele nei secoli?

Non ci sono più i Festival di Sanremo di una volta, semplicemente perché non ci sono più le canzoni di una volta, i cantanti di una volta, gli ospiti e le star di una volta. Forse, non c’è più neppure una volta, sì, quella volta là che… E qui casca l’asino, cioè io. Perché una volta non c’è mai stato il Covid di oggi… ma che non sia una scusa, però. Come non sia una scusa che non c’è più il pubblico di una volta.

Ieri sera, Fiorello (in foto a destra) non è mai stato il Fiorello di una volta e, di conseguenza, neppure Amadeus (in foto, a sinistra). Bravi per “mestiere” e nulla più. La co-conduttrice Matilda De Angelis ha fatto simpaticamente e disinvoltamente il suo; Zlatan Ibrahimović ha fatto la caricatura di Zlatan ma lo vedo meglio in pantaloncini corti e scarpette chiodate nonostante l’età; il glam rock di Achille Lauro va da sé che non mi è piaciuto (ma sono io l’asino, l’ho già detto), mentre Loredana Bertè è stata sì quella di una volta grazie al medley di successi del passato. Certo, la Bertè di una volta aveva un’altra voce ma gli anni passano per tutti mentre i successi restano.

Sulle canzoni in gara stendo un velo pietoso, lo stesso velo che si è steso sui miei occhi fino a quando non si sono chiusi portandomi da Morfeo. Finché sono riuscito a tenerli aperti, quel che hanno sentito le mie orecchie hanno fatto stridere i nervi e attanagliare le viscere. Sul palco ad esibirsi, a parte un paio d’eccezioni, non c’erano i testimonial della musica italiana d’autore bensì i più cliccati sul web. E lo sa il mondo intero: non bastano 10 milioni di like per fare di un pezzo una canzone con la C maiuscola, o di un cantante un grande interprete con una grande voce.

Era il primo ascolto quello di ieri, un ascolto per giunta assonnato. Per cui rimando altri giudizi alle successive serate, nella speranza che Morfeo si faccia i fatti suoi. Chiudo con gli ascolti di ieri. 11 milioni 176 mila, pari al 46.4% di share, i telespettatori che hanno seguito su Rai1 la prima serata del 71° Festival di Sanremo nella prima parte; la seconda parte ne ha avuti 4 milioni 212 mila con il 47.8%  Lo scorso anno, sempre nella prima serata, la prima parte aveva avuto 12 milioni 480 mila spettatori con il 51.2%, la seconda 5 milioni 697 mila con il 56.2%. Curiosissimo di vedere come andrà questa sera.

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