Buon Camerano, ma non basta

La Sangiustese espugna il Montenovo con una doppietta di Minella

Eccellenza
Camerano – Sangiustese 1 – 2

Camerano. Buon Camerano, ma non basta per fermare la nuova capolista. La Sangiustese – sfruttando anche lo stop per neve del Fabriano Cerreto – balza in testa da sola della classifica di Eccellenza grazie alla vittoria colta a Camerano. La squadra di Cudini vince in rimonta, grazie alla doppietta realizzata dall’ex Castelfidardo Minella.

Gli undici del Camerano
Gli undici del Camerano

Inizia meglio la squadra ospite che arriva alla conclusione in tre occasioni con Cerbone, Francia e Minella. Il Camerano esce alla distanza, ma quando lo fa è cinico e determinato passando in vantaggio. Autore del gol Mattia Santoni – servito da Cecchini – che al secondo tentativo fa secco Chiodini che aveva ribattuto la prima conclusione.

Minella prova a riequilibrare l’incontro, ma non riesce a trovare la porta. Dall’altra parte il più pericoloso resta Mattia Santoni, ma Chiodini stavolta si fa trovare pronto.

Nella ripresa la Sangiustese si ricorda che con la vittoria si porterebbe in testa del torneo. Inizia a premere sull’acceleratore. Minella prima pareggia sfruttando un cross di Francia e poi nel finale sigla la doppietta personale con una rete di testa approfittando di un altro cross dalla fascia. Nel mezzo due occasioni per Santoni e Bondi, ma il Camerano esce dal campo con un’altra sconfitta.

La formazione di Montenovo cercherà di tornare a muovere la classifica sabato nel derby in trasferta contro il Marina.

CAMERANO: Verdicchio, Angelici, Stella (89′ Defendi), Michele Santoni, Tombesi, Polzonetti, Marchionne (59′ Filippetti), Principi, Cecchini (59′ Polenta), Mattia Santoni, Bondi. All. Montenovo

SANGIUSTESE: Chiodini, Falanga, De Reggi, Proesman, Pagliarini, Natalini, Lattanzi, Calamita, Cerbone (71′ Tascini), Francia, Minella. All. Cudini

Arbitro: Gregori di Pesaro

Reti: 23′ Mattia Santoni, 52′ e 86′ Minella


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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