Michele Monina: “Seppellite il mio cuore sul Monte Conero”

Lo scrittore e critico anconetano al Teatro del Conero a Sirolo venerdì 24 giugno dalle ore 21. Ingresso libero

Sirolo, 23 giugno 2022 – Seppellite il mio cuore sul Monte Conero è un libro di Michele Monina, scrittore e critico musicale per Italic nel 2013. Sono passati quindi quasi 10 anni dall’uscita di questa poetica lettera d’amore alla propria terra natale. E proprio sul Conero Monina torna per raccontarsi e raccontare del proprio rapporto con il territorio, da cui è partito venticinque anni fa per andare a Milano e al quale ha costantemente fatto ritorno.

A condurre la serata, al Teatro del Conero (Via Peschiera, Sirolo), dalle ore 21 con ingresso libero venerdì 24 giugno (secondo appuntamento del Festival del Parco), è Mattia Toccaceli, regista e influencer marchigiano che da anni segue Monina nelle sue peripezie.

Michele Monina

Ospiti due colonne portanti della musica anconetana, tra i pochi ad avere un seguito anche nel resto d’Italia, Marco Grati dei Via Verdi e John Big George dei Kurnalcool, più la giovane cantautrice La Complice, che accompagnerà Monina dentro divagazioni sul mondo del femminile anche suonando alcune canzoni.

Cuore della serata la proiezione in anteprima nazionale di alcuni spezzoni video del documentario su Rock Down – Altri cento di questi giorni, performance-reading durata settantadue ore e quindici minuti che dal 13 al 15 aprile si è tenuta a Milano, presso il Teatro Elfo Puccini e gli IBM Studios, e che ha visto 307 lettori alternarsi al microfono. Nei video si vedranno alcune delle interviste fatte nel backstage ad alcuni dei lettori: Enrico Ruggeri, Morgan, Gigi D’Alessio, Nicola Savino, Red Canzian dei Pooh e altri.

Una serata funambolica dunque, mossa come è mossa la costa adriatica dal momento in cui, dentro Ancona, si erge il Monte Conero, unica variazione su un tema altrimenti piuttosto monotono.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo