Osimo e Offagna set ideali per il film “Malerba” di Simone Corallini

Una storia dai toni drammatici sceneggiata da Davide Galatolo per la Guasco produzioni

Osimo – Le colline e i borghi di Offagna e Osimo set ideali per il cinema. La Guasco produzioni, infatti, dopo  “La leggenda di Bob Wind” e “Last Christmas”, torna alle pendici del Conero per girare “Malerba”, una storia “noir” dai toni drammatici che scava nell’intimo dei personaggi e ne mette a nudo stranezze, manie e segreti. Quei segreti di una provincia rurale inconfessabili.

Il regista Simone Corallini

Il cast, chiuso ad Ancona in settembre, richiedeva per certe figure l’uso scorrevole del dialetto arcaico e la capacità di “entrare” nell’intimo chiuso e asociale di personaggi ruvidi e schivi. La regia è affidata a Simone Corallini, la sceneggiatura è di Davide Galatolo. Protagonisti principali gli attori Luca Guastini, Manuela Parodi e Antonio De Matteo.

Fra vigneti, cascine e borghi di campagna, la storia narra di Orazio, un macellaio affetto da una malattia della pelle e del suo rapporto malato con il fratello minore Gabriele. Quest’ultimo, che Orazio cerca di proteggere, ha un carattere difficile, chiuso e refrattario alle cose del mondo.

Un equilibrio precario quello tra i due fratelli che viene rotto dall’arrivo di una donna nella vita di Gabriele. Un’intrusione capace di sconvolgere l’apparente quiete e che porterà a galla verità scomode e pericolose.

La scenografia, considerato che le riprese stanno partendo in questi giorni, sottolineerà la cupezza e la drammaticità della storia con i paesaggi tipici dell’autunno inoltrato.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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