In scena alla Nuova Fenice “Vorrei… Storia di un pesciolino d’oro”

Dalla fiaba di Puskin un lavoro teatrale sulla cupidigia umana

OsimoPer la rassegna la scena dei piccoli sabato 10 febbraio alle ore 18 va in scena al teatro La Nuova Fenice lo spettacolo: Vorrei… Storia di un pesciolino d’oro, di Flavia Valoppi, Alessio Tessitore, Isabella Micati del centro di produzione teatrale Metateatro di Pescara.

Il lavoro prende spunto dalla fiaba Il Pesciolino d’oro di A. S. Puskin: i due protagonisti, un Lei-Lui senza età, vivono una vita in armonia tra di loro e con la natura. Dopo una nottata trascorsa a pescare la loro vita semplice è sconvolta dall’inatteso incontro con un piccolo pesciolino rimasto impigliato nella loro rete.

Il pesciolino è d’oro e promette loro, in cambio della libertà, “tutto quello che desiderate!” All’inizio le richieste corrispondono ai bisogni, “qualcosa per sfamarci”, ma lentamente e inconsapevolmente entrano nel vortice cieco dell’accumulo e della bramosia di possesso fino a distruggere la loro relazione e il mondo.

La storia dal fantastico vira verso il contemporaneo e si fa’ metafora del mondo odierno ripercorrendo i temi della nostra società consumistica. L’atmosfera di acqua e sabbia è animata da figure leggere del mondo marino e si completa con musiche originali cantate anche dal vivo.

Biglietto unico: 6 euro – Info e prenotazioni: direzione@specchisonori.org

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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